1ª ASSEMBLEA CONGRESSUALE
APU-NAZIONALE

Roma 24 novembre 2006

RELAZIONE INTRODUTTIVA
Antonio De Monaco
Presidente Nazionale APU

Compagne e compagni, signori invitati,
celebriamo oggi, il 1° congresso dell’APU – NAZIONALE: associazione che tutela e rappresenta gli interessi dei proprietari utenti; milioni di famiglie italiane che abitano la casa di loro proprietà.
Con l’odierno congresso, preceduto da decine di congressi delle APU locali, si chiude la fase di sperimentazione e promozione avviata 5 anni fa: è il momento di fare un bilancio di questa fase; valutare il percorso fin qui compiuto e decidere come e se portare avanti il progetto costitutivo di questa originale esperienza di rappresentanza dei proprietari utenti.
Voglio subito sgombrare il terreno da possibili equivoci, dubbi o incertezze: alla luce delle esperienze compiute in questa prima fase di attività, la risposta al “se portare avanti questo nuovo progetto associativo” è senza alcun dubbio affermativa.
Già dalle prime iniziative dell’APU, a partire dal convegno sulla riforma del condominio, che organizzammo un mese dopo la formale costituzione dell’APU-NAZIONALE, abbiamo avvertito come il valore originale, e per certi aspetti atipico, insito nel progetto APU fosse compreso dalla gente, dalle forze politiche e sociali, dai momenti istituzionali, dagli operatori e dalle associazioni presenti nel settore immobiliare, anche da quelle che ci hanno visti come potenziali concorrenti.
La presenza qui, al nostro 1° congresso, di tanti e qualificati rappresentanti di questo mondo (istituzionale, politico, sindacale e sociale) ne è la migliore dimostrazione: rivolgo ad essi i più cordiali saluti da parte di tutti i delegati.
La nascita, nel vasto e variegato panorama dell’associazionismo, di un’organizzazione che assumesse quale scopo primario la tutela dei bisogni e la rappresentanza degli interessi di chi vive nell’abitazione di proprietà era, per molti versi, attesa.
La condizione di proprietario di casa in Italia è ampiamente rappresentata sul versante della tutela del bene casa nella sua componente di investimento, nel suo essere bene scambiato nel mercato dell’affitto e della compravendita: lo è molto meno sul versante dell’uso dell’abitazione.
Eppure sono tanti i proprietari italiani (milioni di famiglie) che non hanno mai affittato, ne venduto la casa di loro proprietà, che in essa hanno trascorso tutta la loro vita e che lasceranno in eredità ai propri figli.
Sono tanti i proprietari italiani che hanno venduto la propria casa, non per “speculare” ma per migliorare la propria condizione abitativa, attraverso l’acquisto di una casa più idonea alle loro mutate esigenze familiari.
Questi proprietari non traggono alcun vantaggio dalla crescita dei prezzi di vendita delle abitazioni: ricaveranno un valore più alto dalla vendita della loro casa, ma pagheranno un prezzo più alto per l’acquisto della nuova abitazione e dovranno comunque indebitarsi, con l’accensione di un nuovo mutuo, per migliorare la propria condizione abitativa.
La crescita impetuosa dei valori immobiliari di questi ultimi anni ha premiato esclusivamente la speculazione edilizia ed immobiliare, favorendo la formazione di ingenti rendite finanziarie sostanzialmente “esentasse” per l’effetto combinato dell’enorme evasione fiscale, di valori catastali mai aggiornati e dell’irrisoria tassazione delle plusvalenze immobiliari.

Gli assegnatari che hanno acquisito la proprietà di un alloggio pubblico; le famiglie che sono diventate proprietarie dell’alloggio in cui vivono attraverso la cooperazione; i neo proprietari, ex inquilini del patrimonio cartolarizzato degli enti previdenziali; i milioni di famiglie che, in tutti questi anni, hanno impegnato i loro risparmi, passati e futuri, per l’acquisto di una casa in cui vivere; non hanno alcun interesse alla dinamica dei valori immobiliari.
Queste famiglie di pensionati e lavoratori, reclamano risposte sul terreno della qualità e della sicurezza delle abitazioni; della trasparenza ed efficienza delle gestioni condominiali; del recupero e del risanamento dei fabbricati e dei quartieri.
Più in generale, queste famiglie esprimono il bisogno di città con meno traffico e inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico; di trasporti urbani e servizi pubblici più efficienti; di qualificate infrastrutture e standard urbanistici; di verde attrezzato e di luoghi deputati all’ incontro ricreativo e sociale: In una parola bisogni e domande che reclamano una maggiore qualità edilizia, urbana ed ambientale, ed una più alta vivibilità delle nostre città.
Sempre più queste domande si accompagnano anche ad una crescente richiesta di partecipazione e di trasparenza nei rapporti con le istituzioni e la pubblica amministrazione.
Le famiglie italiane sono stanche di subire scelte edilizie ed urbanistiche, che condizioneranno il loro futuro e quello dei propri figli, senza esserne informate e, soprattutto, senza essere consultate: reclamano di partecipare, con gli strumenti democratici più idonei, alla formazione delle decisioni che le coinvolgono nel loro essere utenti del bene casa.

A questi utenti l’APU intende dar voce. In questi primi anni di promozione dell’associazione, su tutti questi temi abbiamo elaborato proposte programmatiche; realizzate iniziative pubbliche di confronto con le forze politiche e sociali e, soprattutto, costruito un permanente rapporto, fatto di confronto, proposta politica e positiva sollecitazione, con i diversi momenti istituzionali.
Su queste basi l’APU è cresciuta sia nell’adesione dei proprietari utenti all’organizzazione, che nella considerazione dei soggetti esterni, sociali ed istituzionali, che con noi hanno interloquito.
Questa prima fase si può dire, quindi, positivamente conclusa con la conferma del progetto associativo APU ed un suo primo significativo consolidamento, sia politico che organizzativo.
Con questa 1ª Assemblea congressuale nazionale si chiude questa fase e si apre un periodo che dovrà vedere la piena affermazione dell’Apu, quale soggetto di rappresentanza contrattuale degli interessi dei proprietari utenti; diffuso e radicato su tutto il territorio nazionale; capace di fornire assistenza e servizi alle tante esigenze espresse dalle famiglie proprietarie dell’alloggio in cui vivono.
Il documento programmatico alla base della discussione congressuale e che, approvato dall’odierno congresso, costituirà il principale riferimento della nostra iniziativa nei prossimi anni, definisce con chiarezza le caratteristiche peculiari della nostra rappresentanza ed esprime compiutamente i capisaldi della nostra proposta politica.
Mi limiterò, pertanto, in questa sede, ad una valutazione, necessariamente schematica anche per le esigenze di contenere il tempo di esposizione di questa relazione, di come le problematiche di interesse dei proprietari utenti (ampiamente illustrate nel documento predetto) sono affrontate nell’attuale fase politica ed in particolare, nella manovra finanziaria 2007.

L’APU esprime un giudizio articolato, fatto di luci ed ombre, sulla manovra finanziaria, in questi giorni sottoposta alla valutazione ed approvazione del Parlamento.
Sulla manovra nel suo complesso, pur comprendendo le esigenze di risanamento dei conti pubblici, valutiamo negativamente l’assenza di un impegno finanziario, ancorché modesto, finalizzato allo sviluppo ed alla qualificazione dell’edilizia residenziale, pubblica e privata: nel dettaglio della stessa, esprimiamo le seguenti valutazioni, per aree di interesse tematico dell’APU.
La fiscalità immobiliare, innanzitutto, ed in particolare il peso fiscale sulla prima casa:
l’introduzione di una tassa di scopo, attraverso un incremento dello 0,5 per mille dell’ICI è fermamente contestata dall’APU e ne chiediamo, pertanto, l’abrogazione. Non è accettabile che una tassa, introdotta per finanziare opere di interesse collettivo (strade, parcheggi, ecc.) sia alimentata attraverso un aumento dell’ICI.
La speciale e straordinaria natura della tassazione di scopo deve realizzare uno stretto e trasparente collegamento tra i fruitori dell’opera pubblica ed i contribuenti chiamati a finanziarla: non solo, quindi, i proprietari utenti attraverso l’ICI, ma tutta la collettività interessata all’opera.
La previsione inoltre di ulteriori aumenti dell’ICI da parte del governo di centro-sinistra, oltre quelli già attivati dal precedente governo di centro-destra, non è accettabile anche perché, per l’APU, l’ICI sulla prima casa deve essere abrogata, con esclusione delle abitazioni di lusso o di particolare pregio.
Non è giusto che a sostenere le esigenze finanziarie dei comuni siano i proprietari utenti della propria abitazione: le entrate finanziarie dei comuni, finalizzate a realizzare gli interventi necessari per garantire servizi, qualità e vivibilità delle nostre città, devono derivare, in termini tributari, dall’insieme dei fruitori delle città e non solo dai proprietari residenti.
Per questo chiediamo il ripristino, nel prosieguo del dibattito sulla finanziaria, di un contributo di soggiorno a carico dei turisti e dei city users, quale prima misura tesa ad un ampliamento dell’area di imposizione comunale.
L’APU condivide le misure, contenute nella manovra finanziaria, finalizzate alla lotta all’evasione ed elusione fiscale in generale, ed in particolare nel settore immobiliare: un serio contrasto dell’evasione fiscale può portare, come sostenuto anche dal Governatore della Banca d’Italia, alla riduzione della pressione fiscale sull’insieme dei contribuenti e, aggiungiamo noi, può permettere l’esenzione della prima casa dal pagamento dell’ICI.
Ciò senza ridurre le entrate dei comuni, grazie all’allargamento dell’area di contribuzione da un lato ed alle risorse aggiuntive conseguenti un efficace e serio contrasto dell’evasione fiscale.
L’APU lancerà, a chiusura di questo Congresso, un appello per una progressiva riduzione, fino al totale superamento, dell’ICI sulla prima casa ed impegnerà tutta l’organizzazione a sostegno di una campagna di mobilitazione, finalizzata ad ottenere questo importante risultato nel corso di questa legislatura.
In un siffatto contesto di equità fiscale è possibile realizzare la riforma del catasto a parità di gettito ICI: i valori catastali vanno cambiati, attraverso un’oculata revisione degli estimi, per aggiornarli agli attuali valori immobiliari e superare le grandi sperequazioni, oggi esistenti, tra le diverse zone censuarie e le diverse abitazioni.
Queste sperequazioni fanno corrispondere bassi estimi catastali ad alti valori immobiliari e, viceversa, alti estimi per valori immobiliari più modesti: c’è chi paga troppo e chi troppo poco; e questo non è giusto.
L’accelerazione delle procedure per il passaggio del catasto ai comuni è, per l’APU quindi, un doveroso adempimento di quanto previsto dal Decreto Legislativo 112/98; la revisione degli estimi catastali è un’esigenza inderogabile di giustizia ed equità, se fatta nel contesto di una normativa che assicuri la contestuale riduzione delle aliquote ICI.
L’APU è impegnata a contrastare qualunque ipotesi di revisione degli estimi catastali finalizzata esclusivamente a “far cassa”: chiediamo al Governo Prodi ed al Parlamento, anzi, di abrogare le norme inserite nella finanziaria 2006 dal Governo Berlusconi, che prevedono ingiustificati aumenti degli estimi catastali e dell’ICI, a macchia di leopardo ed in relazione ai lavori di ristrutturazione degli immobili e non alle reali modificazioni dei valori immobiliari.
Valori immobiliari fortemente crescenti in questi ultimi anni, non certamente per effetto dei lavori di manutenzione straordinaria, recupero e messa in sicurezza degli alloggi.
Valori immobiliari che hanno determinato la crescita esponenziale della ricchezza accumulata da pochi operatori ed imprese, anche per effetto dell’ampia evasione fiscale connessa alla compravendita immobiliare.
Questa evasione va fortemente combattuta: per questo motivo apprezziamo alcune norme del cosiddetto “Decreto Bersani” e la previsione, nella Finanziaria 2007, di un incremento della tassazione sulle plusvalenze immobiliari.
Tassare adeguatamente la rendita immobiliare quindi; mantenere e, semmai, incrementare le agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa; consolidare le garanzie da fornire agli acquirenti nell’acquisto di alloggi di nuova costruzione; tutelare gli utenti nella compravendita mediata dalle agenzie immobiliari.
A tal fine dobbiamo segnalare una larga e diffusa evasione, da parte delle imprese costruttrici, dell’obbligo, previsto dal Decreto legislativo 122 del 2005, di stipulare una fideiussione a garanzia delle somme anticipate dagli acquirenti della propria abitazione: chiediamo al Governo di prevedere forti sanzioni nei confronti di queste imprese, e definire regole che avviino la piena attuazione di questa importante normativa.
L’acquisto della prima casa va fortemente tutelato, in quanto rappresenta uno strumento importante per rispondere al bisogno casa; agevolare la mobilità territoriale e permettere, attraverso le permute immobiliari, un uso migliore del patrimonio esistente.

Ecco! I proprietari utenti non sono solo proprietari di un alloggio, ma anche cittadini e residenti: hanno interesse, quindi, ad un fisco equo che permetta ai comuni di assolvere adeguatamente ai loro compiti istituzionali e rispondere positivamente alle domande ed ai bisogni espressi dalla cittadinanza, a partire dalle domande di qualità urbana.
L’APU apprezza, pertanto, le misure, previste dalla manovra finanziaria in discussione, relative al recupero edilizio ed alla riqualificazione urbana. In particolare considera positive:

  • le misure a sostegno di interventi di recupero urbano di aree e quartieri degradati nelle città del mezzogiorno;
  • le agevolazioni fiscali e finanziarie atte a favorire il rilancio dell’attenzione alle problematiche ecologiche ed ambientali, nonchè il risparmio energetico nell’edilizia e nelle abitazioni (fonti rinnovabili, rottamazione frigo e caldaie, pannelli solari, ecc.);
  • la proroga per il 2007 della detrazione IRPEF del 36% e dell’ IVA al 10% per gli interventi di manutenzione e ristrutturazione edilizia.

Esprime il suo netto dissenso per la mancanza di risorse finanziarie destinate allo sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e privata, espressione di una scarsa considerazione del bisogno abitativo e dell’esigenza di sostenere finanziariamente un forte processo di recupero e riqualificazione dei sistemi urbani: questi ultimi non sono considerati nel loro valore strategico e perdura, sotto questo aspetto, il retaggio della “legge obiettivo”, la cui impostazione escludeva i sistemi urbani e, quindi, il collegamento tra le grandi reti e le diverse esigenze di ammodernamento ed adeguamento infrastrutturale delle nostre città.
“Dalle grandi opere alla città”: sarà questo lo slogan alla base di una diffusa vertenzialità territoriale, che intendiamo attivare per riportare i cittadini al centro di una rinnovata cultura urbana, capace di intrecciare modernità e tradizione e garantire una riorganizzazione funzionale delle città, attenta alle esigenze di vivibilità e fruibilità espresse dai cittadini residenti.
Una trasformazione della città che ostacola l’uso residenziale; che non colloca la funzione residenziale al centro della pianificazione e progettazione territoriale, distrugge la città.
Le città debbono trasformarsi in funzione dei cittadini e dei residenti; le attività produttive, di servizio, commerciali sono necessarie se “servono” la cittadinanza: gli interessi economici seri (non speculativi) devono produrre interventi utili a sviluppare e migliorare l’equilibrio, la fruibilità delle nostre città.
L’APU, in questo quadro, valuta negativamente l’assenza di normative e risorse finanziarie finalizzate a sostenere, con forti incentivi creditizi e fiscali, il ruolo centrale dei proprietari utenti e dei condomini nelle attività di recupero edilizio e di messa in sicurezza degli immobili e degli impianti: in particolare dissente dal perdurare dell’assenza di una misura alternativa alla detrazione del 36%, per i proprietari a basso reddito che, essendo esentati dalla dichiarazione dei redditi, non sono in condizione di esercitare il diritto alla detrazione predetta.
In questo contesto apprezziamo l’eliminazione dalla manovra finanziaria, nel testo approvato alla Camera, dell’ assicurazione obbligatoria sulla casa contro i rischi di calamità naturale: essa era un modo sbagliato ed inadeguato a risolvere i danni provocati da anni di devastazione del territorio e dell’ambiente.
Dopo decenni di scempi ed abusivismi, ai quali sono puntualmente seguiti condoni e sanatorie, sarebbe necessario un approccio più ponderato alla questione: non si può scaricare sulle famiglie degli utenti proprietari e sui condomini l’onere della necessaria e non rinviabile opera di messa in sicurezza del territorio e dei fabbricati.
Bisogna smetterla di gravare i condomini di oneri e responsabilità pubbliche estranee ai compiti propri dell’istituto condominiale.

La complessità delle gestioni condominiali è data più da queste crescenti responsabilità pubbliche, che dall’incremento, nella realtà italiana, dei cosiddetti supercondomini.
Il censimento del 2001 ci dice che dei circa 2 milioni di edifici in condominio in Italia, più di 1 milione e mezzo sono composti al massimo da 8 abitazioni e solo poco più di 200.000 edifici sono composti da più di 16 unità immobiliari.
Il 90% dei condomini italiani sono, quindi, piccoli condomini che, per essere ben gestiti, richiedono soprattutto una legislazione più avanzata, di sostegno delle amministrazioni condominiali dirette e di tutela del condominio, in quanto consumatore di beni e servizi.
Il documento programmatico, alla base di questo congresso, tratta in maniera diffusa, con analisi e proposte dettagliate, la problematica condominiale: mi limiterò, quindi, ad alcune brevi osservazioni.
La necessità, innanzitutto, di una riforma della legislazione in materia di condominio, che accorpi tutte le norme in un testo unico del condominio.
L’APU ritiene improrogabile ( a tal fine impegnerà tutte le proprie forze) che, entro questa legislatura, si realizzi questa fondamentale riforma, necessaria per garantire una nuova qualità delle gestioni condominiali, anche attraverso una semplificazione delle attuali normative di riferimento, oggi sparse in tante leggi e sentenze giurisprudenziali.
In secondo luogo occorre valorizzare un’attività di conciliazione stragiudiziale, semplice e poco costosa, affidata alle associazioni di rappresentanza: la gran parte delle liti condominiali è risolvibile con il buon senso. Un buon accordo è meglio di una giusta sentenza, che costa tanto ai condomini; arriva dopo anni di azione legale; logora i rapporti interni al condominio.
Mantenere buoni rapporti tra i condomini; sviluppare la collaborazione e la partecipazione, attiva e consapevole, alla vita condominiale è il modo migliore per dare maggiore qualità alle gestioni condominiali.
Questo è il ruolo principale delle associazioni di rappresentanza degli utenti: ruolo che auspichiamo venga formalmente riconosciuto e regolamentato da una riformata legislazione del condominio.
La qualità delle amministrazioni condominiali è data non solo dalla figura dell’amministratore, ma anche, se non soprattutto, dal livello di consapevolezza e maturità degli utenti.
La diffusione di una cultura del condominio centrata sulla partecipazione, sulla trasparenza e sulla conciliazione, rappresenta un’esigenza inderogabile per qualificare i nostri condomini.
Questo è il nostro compito primario nei condomini. Per questo motivo L’APU non si limita a fornire ai proprietari utenti una lista di amministratori convenzionati, ma è presente direttamente nei condomini: è presente con le attività di consulenza e assistenza (legale, fiscale, amministrativa, ecc); è presente con le attività di conciliazione e bonaria risoluzione delle liti; è presente, soprattutto, con le attività di informazione, formazione e aggiornamento di tutti gli utenti, a partire naturalmente dai consiglieri di condominio.
I consiglieri di condominio, gli utenti condominiali sono la prima fondamentale aggregazione dell’APU: da lì vengono una parte rilevante dei nostri associati e dei nostri attivisti.
Occorre stare in quanto APU nei condomini, quindi, per contribuire a far crescere la cultura del buon vicinato e della convivenza civile: i condomini sono la cellula primaria della società; buoni rapporti nei condomini e tra i condomini sono la premessa fondamentale per quartieri e città più sicure, aperte al confronto civile ed alla solidarietà sociale.
È per questo che apprezziamo la “festa del vicino di casa” che, finalmente, anche molti comuni italiani incominciano ad organizzare.
In questo contesto, grande attenzione pone l’APU ai condomini misti ( composti cioè da alloggi pubblici e privati ) ed al ruolo che possono svolgere per la riqualificazione, edilizia, urbana ed ambientale, dei quartieri di edilizia economica e popolare.

I contenuti principali della proposta politico-programmatica ora schematicamente descritta ( e la filosofia di fondo che la sottende), evidenziano il carattere innovativo ed originale che intendiamo dare alla rappresentanza dell’APU: una rappresentanza fortemente caratterizzata dalle problematiche urbane ed ambientali; attenta allo sviluppo di forme nuove di incontro, aggregazione e solidarietà; chiaramente collocata nel contesto, sociale e culturale, dell’associazionismo democratico e riformista.
Collocazione questa non dettata da una scelta di campo preventiva ed ideologica, ma conseguenza naturale dell’utenza primaria da noi rappresentata, data dalle famiglie che hanno acquisito la proprietà della casa attraverso la cooperazione o la vendita degli alloggi pubblici e degli enti previdenziali.
A partire da questa rappresentanza popolare, dobbiamo allargare la nostra aggregazione a tutte le famiglie che abitano la casa di loro proprietà: queste famiglie non sono portatrici di interessi moderati e conservatori ma, al contrario, esprimono una cultura democratica, attenta alle esigenze di sviluppo solidale e sostenibile, di equità sociale, di qualificazione edilizia, urbana ed ambientale delle nostre città.
Un ulteriore elemento di novità ed originalità del progetto APU è dato dalla marcata impronta contrattualistica e negoziale, che caratterizza la nostra azione di tutela e rappresentanza.
L’APU svolge e svolgerà sempre più, attività di servizio, tutela individuale degli utenti, attività di ricerca, studio e formazione; l’APU è impegnata ad accrescere ulteriormente la sua capacità di rappresentanza generale degli interessi degli utenti proprietari del bene casa, ma è impegnata anche a costruire una diffusa vertenzialità collettiva, nazionale e territoriale, per trovare soluzioni soddisfacenti ai tanti, quotidiani e multiformi problemi che affliggono i proprietari utenti.
Su questa strada ci siamo già mossi. In questi primi anni di attività su tutto il territorio nazionale abbiamo sviluppato una diffusa vertenzialità e contribuito a portare a soluzione tanti problemi degli utenti proprietari.
Penso alla vertenza avviata con il Comune di Firenze per la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà delle aree su cui sono stati costruiti gli alloggi delle cooperative.
Questa vertenza di Firenze ha attivato un confronto più generale tra l’APU-Nazionale e l’ANCI, conclusosi con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa sulla cui base altri Comuni (Ancona e Foggia tra gli altri) hanno raggiunto accordi specifici con le APU locali: grazie a questa attività, ancora in corso, migliaia di famiglie di cooperatori hanno risolto positivamente questo problema.
Penso al protocollo d’intesa, sottoscritto con la Federazione Nazionale dell’Artigianato, per garantire interventi manutentivi e di recupero di alta qualità ed a costi contenuti, per tutti i nostri associati: singoli utenti e condomini.
Penso alla campagna di informazione e sensibilizzazione, lanciata insieme allo SPI-CGIL e a Federconsumatori, per dare una corretta informazione agli anziani sui contenuti (ed i rischi) del prestito vitalizio ipotecario, previsto dalla finanziaria 2006 ed all’iniziativa “città abile”, sviluppata con lo SPI-CGIL di Bologna, per la tutela dei diritti dei cittadini portatori di handicap.
Penso alla convenzione “ Casa senza frontiere” stipulata dall’APU di Milano con quattro comuni della cintura milanese, dove è alto il problema dell’integrazione multirazziale, per fornire assistenza agli immigrati nell’acquisto della prima casa.
Cito infine, tra le tante e diffuse vertenze costruite sul territorio, la vertenza Prima Porta, qui a Roma.
Ricorderete l’esondazione del Tevere che, nel mese di agosto di qualche anno fa, creò molto allarme e gravi problemi e danni a tante famiglie residenti nella circoscrizione di Prima Porta.
Grazie a questo nostro intervento di tutela e rappresentanza, decine di famiglie hanno trovato un sostegno nella prima fase dell’assistenza; sono rientrate nelle abitazioni, ottenendo un soddisfacente riconoscimento economico del danno subito ed ora sono ancora impegnate, con noi, in un confronto con il Comune e la Regione, per trovare una soluzione strutturale al rischio di nuove esondazioni del Tevere in quell’area che, ogni volta che piove, mette in ansia ed agitazione tante famiglie.
Ecco! Questo è l’APU: un’insieme di rappresentanza generale, servizi e diffusa vertenzialità: ed è questa nostra natura (negoziale, democratica, progressista) che ci fa incontrare la CGIL.
Il rapporto privilegiato che l’APU intende costruire con il mondo del lavoro, ed in particolare con la CGIL, deriva certamente dal fatto che tanti nostri associati sono lavoratori dipendenti e pensionati, ma è soprattutto il portato della comune cultura sociale di riferimento e del nostro voler essere un forte soggetto contrattuale di rappresentanza.
Chi meglio della CGIL con la sua storia di rappresentanza, democratica e negoziale, del mondo del lavoro può aiutarci a sviluppare, ed a radicare su tutto il territorio nazionale, questa nuova originale esperienza di rappresentanza collettiva.
Su questa strada, ancora incerta, tracciata in questa prima fase di promozione e sperimentazione dell’APU, vogliamo continuare: a tal fine ci sembra importante consolidare due importanti strumenti che possono aiutarci a sviluppare il nostro ruolo negoziale e di tutela giuridica dell’utenza.
Stò pensando all’azione inibitoria, già esistente nel nostro ordinamento, per tutelare il contraente debole, dalla ricorrente imposizione di clausole vessatorie ed alla class action, azione collettiva di difesa non ancora presente nella legislazione italiana: chiediamo al Governo ed al Parlamento di accelerare l’approvazione del Disegno di Legge “Bersani” che regola la materia, prevedendo una chiara legittimazione e riconoscimento di un ruolo attivo delle associazioni dell’utenza.

Per concludere, una rappresentanza, quella dell’APU, attenta non solo alle proprie esigenze corporative, ma aperta ad un confronto positivo con tutti gli interessi diversi, spesso contrapposti, che si esprimono in una società complessa, qual è oggi la società italiana.
Questa complessità sociale può essere positivamente governata solo se le diverse istanze ed i diversi interessi, sono formalmente riconosciuti e legittimati, da una efficiente e democratica gestione della cosa pubblica.
Le associazioni di rappresentanza di interessi specifici e corporativi, in questo contesto democratico, non possano limitarsi ad una azione propagandistica (o di mera denuncia) dei bisogni rappresentati: anch’esse hanno l’obbligo democratico di ricercare il soddisfacimento di questi bisogni, all’interno di una equilibrata risposta all’insieme delle domande e dei bisogni, che si esprimono nelle moderne società postindustriali e globalizzate.
Da queste considerazioni scaturisce l’esigenza per l’ APU di:

  • arricchire costantemente la sua capacità di azione contrattuale, quale via maestra per assolvere le domande dei proprietari utenti, in un contesto di negoziazione e permanente confronto ed attenzione alle altre domande che si esprimono nella società civile;
  • ricercare forme di incontro e di sintesi, politica ed organizzativa, con le associazioni che, pur esprimendo esigenze diverse e provenendo da esperienze diverse, non hanno interessi in contrasto con quelli rappresentati dall’APU;
  • costruire una forte relazione, politica ed organizzativa, con il mondo del lavoro dipendente ed in particolare con la CGIL; pur mantenendo la nostra piena autonomia, il rapporto con la CGIL va sempre più consolidato sia sul versante dell’iniziativa politica che su quello organizzativo.


L’adesione dell’Apu alla costituzione della Confederazione dei Consumatori e degli Utenti è stata la risposta concreta a queste esigenze: riteniamo, quindi, che questo progetto non sia da abbandonare, malgrado le difficoltà che, di fatto, ne hanno bloccato il lancio e la sua affermazione.
È in questa prospettiva che si colloca la decisione, sottoposta alla verifica ed approvazione di questa assise congressuale, di costituire una Federazione degli utenti casa, che federi la rappresentanza degli inquilini e quella dei proprietari utenti.
Essa rappresenta per l’APU una tappa intermedia verso la costituzione di una ampia Confederazione degli Utenti e dei Consumatori, in quanto la globalizzazione dei mercati e dell’ economia, impone all’associazionismo democratico, pur nel rispetto delle diversità e delle reciproche autonomie, processi di incontro unitario per fronteggiare i nuovi compiti.
La Federazione utenti casa, dunque, è un punto di partenza per la costruzione di una più ampia rappresentanza unitaria degli utenti e dei consumatori: l’APU auspica che a questo progetto si uniscano, in tempi brevi, altri soggetti, superando le tendenze (oggi spesso presenti) ad una contrapposizione tra le associazioni democratiche, motivata essenzialmente dall’esigenza di “coltivare il proprio orticello”.
La costituzione della Federazione utenti casa, che già da oggi produce una stretta cooperazione politica ed organizzativa tra il SUNIA e l’APU, è motivata dunque dall’esigenza di rendere più forte la difesa dei diritti, sia degli inquilini che dei proprietari utenti, nel loro vivere quotidiano la casa e la città.
Gli inquilini ed i proprietari che vivono nella casa di proprietà, non esprimono interessi contrastanti, ma convergenti: entrambi soffrono della scarsa qualità e trasparenza delle gestioni condominiali; entrambi sono interessati alle problematiche di sicurezza e qualità dei fabbricati e dei relativi impianti; entrambi vivono negativamente le carenze delle infrastrutture e dei servizi sociali nei quartieri nei quali abitano; entrambi soffrono della scarsità di verde e di spazi attrezzati per l’incontro e la socializzazione, in particolare dei bambini e degli anziani.
Non ha senso rappresentare questi comuni interessi con strutture ed attività separate: l’utenza reclama una gestione unitaria delle attività assistenziali e di servizio, necessarie a dare risposta alle domande di qualità prima descritte: ci chiede di aprire unitari Centri Servizi Casa, per rispondere, in modo qualificato e compiuto, alle domande dei cittadini.
Sono questi i motivi che hanno spinto SUNIA e APU a federarsi, senza rinunciare evidentemente, alla rispettiva autonoma rappresentanza degli interessi diversi che gli inquilini ed i proprietari esprimono.
La Federazione utenti casa sarà, quindi, la casa comune che assumerà la tutela del diritto all’abitare nel suo insieme, rappresentando e difendendo gli interessi di tutti gli utenti del bene casa.
Uniti saremo più forti nel portare avanti le nostre battaglie:

  • per condomini con servizi migliori, regole chiare e buoni rapporti civili e sociali, tra gli utenti;
  • per fabbricati nei quali si possa vivere in sicurezza e con buoni standard edilizi ed impianti efficienti;
  • per quartieri ben collegati al centro della città e servizi (scolastici, ricreativi, di sicurezza, ecc.) di buona e qualificata fruibilità;
  • per città liberate dal traffico e dell’inquinamento atmosferico; recuperate e ristrutturate nel patrimonio immobiliare del centro e delle periferie; messe in grado di garantire un’elevata qualità della vita ed i fondamentali diritti di cittadinanza; aperte, come recita la prima parola d’ordine del congresso, all’incontro ed alla solidarietà sociale.