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1ª ASSEMBLEA CONGRESSUALE
APU-NAZIONALE
Roma
24 novembre 2006
RELAZIONE INTRODUTTIVA
Antonio De Monaco
Presidente Nazionale APU
Compagne
e compagni, signori invitati,
celebriamo oggi, il 1° congresso dell’APU – NAZIONALE:
associazione che tutela e rappresenta gli interessi dei proprietari utenti;
milioni di famiglie italiane che abitano la casa di loro proprietà.
Con l’odierno congresso, preceduto da decine di congressi delle
APU locali, si chiude la fase di sperimentazione e promozione avviata
5 anni fa: è il momento di fare un bilancio di questa fase; valutare
il percorso fin qui compiuto e decidere come e se portare avanti il progetto
costitutivo di questa originale esperienza di rappresentanza dei proprietari
utenti.
Voglio subito sgombrare il terreno da possibili equivoci, dubbi o incertezze:
alla luce delle esperienze compiute in questa prima fase di attività,
la risposta al “se portare avanti questo nuovo progetto associativo”
è senza alcun dubbio affermativa.
Già dalle prime iniziative dell’APU, a partire dal convegno
sulla riforma del condominio, che organizzammo un mese dopo la formale
costituzione dell’APU-NAZIONALE, abbiamo avvertito come il valore
originale, e per certi aspetti atipico, insito nel progetto APU fosse
compreso dalla gente, dalle forze politiche e sociali, dai momenti istituzionali,
dagli operatori e dalle associazioni presenti nel settore immobiliare,
anche da quelle che ci hanno visti come potenziali concorrenti.
La presenza qui, al nostro 1° congresso, di tanti e qualificati rappresentanti
di questo mondo (istituzionale, politico, sindacale e sociale) ne è
la migliore dimostrazione: rivolgo ad essi i più cordiali saluti
da parte di tutti i delegati.
La nascita, nel vasto e variegato panorama dell’associazionismo,
di un’organizzazione che assumesse quale scopo primario la tutela
dei bisogni e la rappresentanza degli interessi di chi vive nell’abitazione
di proprietà era, per molti versi, attesa.
La condizione di proprietario di casa in Italia è ampiamente rappresentata
sul versante della tutela del bene casa nella sua componente di investimento,
nel suo essere bene scambiato nel mercato dell’affitto e della compravendita:
lo è molto meno sul versante dell’uso dell’abitazione.
Eppure sono tanti i proprietari italiani (milioni di famiglie) che non
hanno mai affittato, ne venduto la casa di loro proprietà, che
in essa hanno trascorso tutta la loro vita e che lasceranno in eredità
ai propri figli.
Sono tanti i proprietari italiani che hanno venduto la propria casa, non
per “speculare” ma per migliorare la propria condizione abitativa,
attraverso l’acquisto di una casa più idonea alle loro mutate
esigenze familiari.
Questi proprietari non traggono alcun vantaggio dalla crescita dei prezzi
di vendita delle abitazioni: ricaveranno un valore più alto dalla
vendita della loro casa, ma pagheranno un prezzo più alto per l’acquisto
della nuova abitazione e dovranno comunque indebitarsi, con l’accensione
di un nuovo mutuo, per migliorare la propria condizione abitativa.
La crescita impetuosa dei valori immobiliari di questi ultimi anni ha
premiato esclusivamente la speculazione edilizia ed immobiliare, favorendo
la formazione di ingenti rendite finanziarie sostanzialmente “esentasse”
per l’effetto combinato dell’enorme evasione fiscale, di valori
catastali mai aggiornati e dell’irrisoria tassazione delle plusvalenze
immobiliari.
Gli assegnatari
che hanno acquisito la proprietà di un alloggio pubblico; le famiglie
che sono diventate proprietarie dell’alloggio in cui vivono attraverso
la cooperazione; i neo proprietari, ex inquilini del patrimonio cartolarizzato
degli enti previdenziali; i milioni di famiglie che, in tutti questi anni,
hanno impegnato i loro risparmi, passati e futuri, per l’acquisto
di una casa in cui vivere; non hanno alcun interesse alla dinamica dei
valori immobiliari.
Queste famiglie di pensionati e lavoratori, reclamano risposte sul terreno
della qualità e della sicurezza delle abitazioni; della trasparenza
ed efficienza delle gestioni condominiali; del recupero e del risanamento
dei fabbricati e dei quartieri.
Più in generale, queste famiglie esprimono il bisogno di città
con meno traffico e inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico;
di trasporti urbani e servizi pubblici più efficienti; di qualificate
infrastrutture e standard urbanistici; di verde attrezzato e di luoghi
deputati all’ incontro ricreativo e sociale: In una parola bisogni
e domande che reclamano una maggiore qualità edilizia, urbana ed
ambientale, ed una più alta vivibilità delle nostre città.
Sempre più queste domande si accompagnano anche ad una crescente
richiesta di partecipazione e di trasparenza nei rapporti con le istituzioni
e la pubblica amministrazione.
Le famiglie italiane sono stanche di subire scelte edilizie ed urbanistiche,
che condizioneranno il loro futuro e quello dei propri figli, senza esserne
informate e, soprattutto, senza essere consultate: reclamano di partecipare,
con gli strumenti democratici più idonei, alla formazione delle
decisioni che le coinvolgono nel loro essere utenti del bene casa.
A questi
utenti l’APU intende dar voce. In questi primi anni di promozione
dell’associazione, su tutti questi temi abbiamo elaborato proposte
programmatiche; realizzate iniziative pubbliche di confronto con le forze
politiche e sociali e, soprattutto, costruito un permanente rapporto,
fatto di confronto, proposta politica e positiva sollecitazione, con i
diversi momenti istituzionali.
Su queste basi l’APU è cresciuta sia nell’adesione
dei proprietari utenti all’organizzazione, che nella considerazione
dei soggetti esterni, sociali ed istituzionali, che con noi hanno interloquito.
Questa prima fase si può dire, quindi, positivamente conclusa con
la conferma del progetto associativo APU ed un suo primo significativo
consolidamento, sia politico che organizzativo.
Con questa 1ª Assemblea congressuale nazionale si chiude questa fase
e si apre un periodo che dovrà vedere la piena affermazione dell’Apu,
quale soggetto di rappresentanza contrattuale degli interessi dei proprietari
utenti; diffuso e radicato su tutto il territorio nazionale; capace di
fornire assistenza e servizi alle tante esigenze espresse dalle famiglie
proprietarie dell’alloggio in cui vivono.
Il documento programmatico alla base della discussione congressuale e
che, approvato dall’odierno congresso, costituirà il principale
riferimento della nostra iniziativa nei prossimi anni, definisce con chiarezza
le caratteristiche peculiari della nostra rappresentanza ed esprime compiutamente
i capisaldi della nostra proposta politica.
Mi limiterò, pertanto, in questa sede, ad una valutazione, necessariamente
schematica anche per le esigenze di contenere il tempo di esposizione
di questa relazione, di come le problematiche di interesse dei proprietari
utenti (ampiamente illustrate nel documento predetto) sono affrontate
nell’attuale fase politica ed in particolare, nella manovra finanziaria
2007.
L’APU
esprime un giudizio articolato, fatto di luci ed ombre, sulla manovra
finanziaria, in questi giorni sottoposta alla valutazione ed approvazione
del Parlamento.
Sulla manovra nel suo complesso, pur comprendendo le esigenze di risanamento
dei conti pubblici, valutiamo negativamente l’assenza di un impegno
finanziario, ancorché modesto, finalizzato allo sviluppo ed alla
qualificazione dell’edilizia residenziale, pubblica e privata: nel
dettaglio della stessa, esprimiamo le seguenti valutazioni, per aree di
interesse tematico dell’APU.
La fiscalità immobiliare, innanzitutto, ed in particolare il peso
fiscale sulla prima casa:
l’introduzione di una tassa di scopo, attraverso un incremento dello
0,5 per mille dell’ICI è fermamente contestata dall’APU
e ne chiediamo, pertanto, l’abrogazione. Non è accettabile
che una tassa, introdotta per finanziare opere di interesse collettivo
(strade, parcheggi, ecc.) sia alimentata attraverso un aumento dell’ICI.
La speciale e straordinaria natura della tassazione di scopo deve realizzare
uno stretto e trasparente collegamento tra i fruitori dell’opera
pubblica ed i contribuenti chiamati a finanziarla: non solo, quindi, i
proprietari utenti attraverso l’ICI, ma tutta la collettività
interessata all’opera.
La previsione inoltre di ulteriori aumenti dell’ICI da parte del
governo di centro-sinistra, oltre quelli già attivati dal precedente
governo di centro-destra, non è accettabile anche perché,
per l’APU, l’ICI sulla prima casa deve essere abrogata, con
esclusione delle abitazioni di lusso o di particolare pregio.
Non è giusto che a sostenere le esigenze finanziarie dei comuni
siano i proprietari utenti della propria abitazione: le entrate finanziarie
dei comuni, finalizzate a realizzare gli interventi necessari per garantire
servizi, qualità e vivibilità delle nostre città,
devono derivare, in termini tributari, dall’insieme dei fruitori
delle città e non solo dai proprietari residenti.
Per questo chiediamo il ripristino, nel prosieguo del dibattito sulla
finanziaria, di un contributo di soggiorno a carico dei turisti e dei
city users, quale prima misura tesa ad un ampliamento dell’area
di imposizione comunale.
L’APU condivide le misure, contenute nella manovra finanziaria,
finalizzate alla lotta all’evasione ed elusione fiscale in generale,
ed in particolare nel settore immobiliare: un serio contrasto dell’evasione
fiscale può portare, come sostenuto anche dal Governatore della
Banca d’Italia, alla riduzione della pressione fiscale sull’insieme
dei contribuenti e, aggiungiamo noi, può permettere l’esenzione
della prima casa dal pagamento dell’ICI.
Ciò senza ridurre le entrate dei comuni, grazie all’allargamento
dell’area di contribuzione da un lato ed alle risorse aggiuntive
conseguenti un efficace e serio contrasto dell’evasione fiscale.
L’APU lancerà, a chiusura di questo Congresso, un appello
per una progressiva riduzione, fino al totale superamento, dell’ICI
sulla prima casa ed impegnerà tutta l’organizzazione a sostegno
di una campagna di mobilitazione, finalizzata ad ottenere questo importante
risultato nel corso di questa legislatura.
In un siffatto contesto di equità fiscale è possibile realizzare
la riforma del catasto a parità di gettito ICI: i valori catastali
vanno cambiati, attraverso un’oculata revisione degli estimi, per
aggiornarli agli attuali valori immobiliari e superare le grandi sperequazioni,
oggi esistenti, tra le diverse zone censuarie e le diverse abitazioni.
Queste sperequazioni fanno corrispondere bassi estimi catastali ad alti
valori immobiliari e, viceversa, alti estimi per valori immobiliari più
modesti: c’è chi paga troppo e chi troppo poco; e questo
non è giusto.
L’accelerazione delle procedure per il passaggio del catasto ai
comuni è, per l’APU quindi, un doveroso adempimento di quanto
previsto dal Decreto Legislativo 112/98; la revisione degli estimi catastali
è un’esigenza inderogabile di giustizia ed equità,
se fatta nel contesto di una normativa che assicuri la contestuale riduzione
delle aliquote ICI.
L’APU è impegnata a contrastare qualunque ipotesi di revisione
degli estimi catastali finalizzata esclusivamente a “far cassa”:
chiediamo al Governo Prodi ed al Parlamento, anzi, di abrogare le norme
inserite nella finanziaria 2006 dal Governo Berlusconi, che prevedono
ingiustificati aumenti degli estimi catastali e dell’ICI, a macchia
di leopardo ed in relazione ai lavori di ristrutturazione degli immobili
e non alle reali modificazioni dei valori immobiliari.
Valori immobiliari fortemente crescenti in questi ultimi anni, non certamente
per effetto dei lavori di manutenzione straordinaria, recupero e messa
in sicurezza degli alloggi.
Valori immobiliari che hanno determinato la crescita esponenziale della
ricchezza accumulata da pochi operatori ed imprese, anche per effetto
dell’ampia evasione fiscale connessa alla compravendita immobiliare.
Questa evasione va fortemente combattuta: per questo motivo apprezziamo
alcune norme del cosiddetto “Decreto Bersani” e la previsione,
nella Finanziaria 2007, di un incremento della tassazione sulle plusvalenze
immobiliari.
Tassare adeguatamente la rendita immobiliare quindi; mantenere e, semmai,
incrementare le agevolazioni fiscali sull’acquisto della prima casa;
consolidare le garanzie da fornire agli acquirenti nell’acquisto
di alloggi di nuova costruzione; tutelare gli utenti nella compravendita
mediata dalle agenzie immobiliari.
A tal fine dobbiamo segnalare una larga e diffusa evasione, da parte delle
imprese costruttrici, dell’obbligo, previsto dal Decreto legislativo
122 del 2005, di stipulare una fideiussione a garanzia delle somme anticipate
dagli acquirenti della propria abitazione: chiediamo al Governo di prevedere
forti sanzioni nei confronti di queste imprese, e definire regole che
avviino la piena attuazione di questa importante normativa.
L’acquisto della prima casa va fortemente tutelato, in quanto rappresenta
uno strumento importante per rispondere al bisogno casa; agevolare la
mobilità territoriale e permettere, attraverso le permute immobiliari,
un uso migliore del patrimonio esistente.
Ecco! I proprietari
utenti non sono solo proprietari di un alloggio, ma anche cittadini e
residenti: hanno interesse, quindi, ad un fisco equo che permetta ai comuni
di assolvere adeguatamente ai loro compiti istituzionali e rispondere
positivamente alle domande ed ai bisogni espressi dalla cittadinanza,
a partire dalle domande di qualità urbana.
L’APU apprezza, pertanto, le misure, previste dalla manovra finanziaria
in discussione, relative al recupero edilizio ed alla riqualificazione
urbana. In particolare considera positive:
- le misure
a sostegno di interventi di recupero urbano di aree e quartieri degradati
nelle città del mezzogiorno;
- le agevolazioni
fiscali e finanziarie atte a favorire il rilancio dell’attenzione
alle problematiche ecologiche ed ambientali, nonchè il risparmio
energetico nell’edilizia e nelle abitazioni (fonti rinnovabili,
rottamazione frigo e caldaie, pannelli solari, ecc.);
- la proroga
per il 2007 della detrazione IRPEF del 36% e dell’ IVA al 10%
per gli interventi di manutenzione e ristrutturazione edilizia.
Esprime
il suo netto dissenso per la mancanza di risorse finanziarie destinate
allo sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e privata, espressione
di una scarsa considerazione del bisogno abitativo e dell’esigenza
di sostenere finanziariamente un forte processo di recupero e riqualificazione
dei sistemi urbani: questi ultimi non sono considerati nel loro valore
strategico e perdura, sotto questo aspetto, il retaggio della “legge
obiettivo”, la cui impostazione escludeva i sistemi urbani e, quindi,
il collegamento tra le grandi reti e le diverse esigenze di ammodernamento
ed adeguamento infrastrutturale delle nostre città.
“Dalle grandi opere alla città”: sarà questo
lo slogan alla base di una diffusa vertenzialità territoriale,
che intendiamo attivare per riportare i cittadini al centro di una rinnovata
cultura urbana, capace di intrecciare modernità e tradizione e
garantire una riorganizzazione funzionale delle città, attenta
alle esigenze di vivibilità e fruibilità espresse dai cittadini
residenti.
Una trasformazione della città che ostacola l’uso residenziale;
che non colloca la funzione residenziale al centro della pianificazione
e progettazione territoriale, distrugge la città.
Le città debbono trasformarsi in funzione dei cittadini e dei residenti;
le attività produttive, di servizio, commerciali sono necessarie
se “servono” la cittadinanza: gli interessi economici seri
(non speculativi) devono produrre interventi utili a sviluppare e migliorare
l’equilibrio, la fruibilità delle nostre città.
L’APU, in questo quadro, valuta negativamente l’assenza di
normative e risorse finanziarie finalizzate a sostenere, con forti incentivi
creditizi e fiscali, il ruolo centrale dei proprietari utenti e dei condomini
nelle attività di recupero edilizio e di messa in sicurezza degli
immobili e degli impianti: in particolare dissente dal perdurare dell’assenza
di una misura alternativa alla detrazione del 36%, per i proprietari a
basso reddito che, essendo esentati dalla dichiarazione dei redditi, non
sono in condizione di esercitare il diritto alla detrazione predetta.
In questo contesto apprezziamo l’eliminazione dalla manovra finanziaria,
nel testo approvato alla Camera, dell’ assicurazione obbligatoria
sulla casa contro i rischi di calamità naturale: essa era un modo
sbagliato ed inadeguato a risolvere i danni provocati da anni di devastazione
del territorio e dell’ambiente.
Dopo decenni di scempi ed abusivismi, ai quali sono puntualmente seguiti
condoni e sanatorie, sarebbe necessario un approccio più ponderato
alla questione: non si può scaricare sulle famiglie degli utenti
proprietari e sui condomini l’onere della necessaria e non rinviabile
opera di messa in sicurezza del territorio e dei fabbricati.
Bisogna smetterla di gravare i condomini di oneri e responsabilità
pubbliche estranee ai compiti propri dell’istituto condominiale.
La complessità
delle gestioni condominiali è data più da queste crescenti
responsabilità pubbliche, che dall’incremento, nella realtà
italiana, dei cosiddetti supercondomini.
Il censimento del 2001 ci dice che dei circa 2 milioni di edifici in condominio
in Italia, più di 1 milione e mezzo sono composti al massimo da
8 abitazioni e solo poco più di 200.000 edifici sono composti da
più di 16 unità immobiliari.
Il 90% dei condomini italiani sono, quindi, piccoli condomini che, per
essere ben gestiti, richiedono soprattutto una legislazione più
avanzata, di sostegno delle amministrazioni condominiali dirette e di
tutela del condominio, in quanto consumatore di beni e servizi.
Il documento programmatico, alla base di questo congresso, tratta in maniera
diffusa, con analisi e proposte dettagliate, la problematica condominiale:
mi limiterò, quindi, ad alcune brevi osservazioni.
La necessità, innanzitutto, di una riforma della legislazione in
materia di condominio, che accorpi tutte le norme in un testo unico del
condominio.
L’APU ritiene improrogabile ( a tal fine impegnerà tutte
le proprie forze) che, entro questa legislatura, si realizzi questa fondamentale
riforma, necessaria per garantire una nuova qualità delle gestioni
condominiali, anche attraverso una semplificazione delle attuali normative
di riferimento, oggi sparse in tante leggi e sentenze giurisprudenziali.
In secondo luogo occorre valorizzare un’attività di conciliazione
stragiudiziale, semplice e poco costosa, affidata alle associazioni di
rappresentanza: la gran parte delle liti condominiali è risolvibile
con il buon senso. Un buon accordo è meglio di una giusta sentenza,
che costa tanto ai condomini; arriva dopo anni di azione legale; logora
i rapporti interni al condominio.
Mantenere buoni rapporti tra i condomini; sviluppare la collaborazione
e la partecipazione, attiva e consapevole, alla vita condominiale è
il modo migliore per dare maggiore qualità alle gestioni condominiali.
Questo è il ruolo principale delle associazioni di rappresentanza
degli utenti: ruolo che auspichiamo venga formalmente riconosciuto e regolamentato
da una riformata legislazione del condominio.
La qualità delle amministrazioni condominiali è data non
solo dalla figura dell’amministratore, ma anche, se non soprattutto,
dal livello di consapevolezza e maturità degli utenti.
La diffusione di una cultura del condominio centrata sulla partecipazione,
sulla trasparenza e sulla conciliazione, rappresenta un’esigenza
inderogabile per qualificare i nostri condomini.
Questo è il nostro compito primario nei condomini. Per questo motivo
L’APU non si limita a fornire ai proprietari utenti una lista di
amministratori convenzionati, ma è presente direttamente nei condomini:
è presente con le attività di consulenza e assistenza (legale,
fiscale, amministrativa, ecc); è presente con le attività
di conciliazione e bonaria risoluzione delle liti; è presente,
soprattutto, con le attività di informazione, formazione e aggiornamento
di tutti gli utenti, a partire naturalmente dai consiglieri di condominio.
I consiglieri di condominio, gli utenti condominiali sono la prima fondamentale
aggregazione dell’APU: da lì vengono una parte rilevante
dei nostri associati e dei nostri attivisti.
Occorre stare in quanto APU nei condomini, quindi, per contribuire a far
crescere la cultura del buon vicinato e della convivenza civile: i condomini
sono la cellula primaria della società; buoni rapporti nei condomini
e tra i condomini sono la premessa fondamentale per quartieri e città
più sicure, aperte al confronto civile ed alla solidarietà
sociale.
È per questo che apprezziamo la “festa del vicino di casa”
che, finalmente, anche molti comuni italiani incominciano ad organizzare.
In questo contesto, grande attenzione pone l’APU ai condomini misti
( composti cioè da alloggi pubblici e privati ) ed al ruolo che
possono svolgere per la riqualificazione, edilizia, urbana ed ambientale,
dei quartieri di edilizia economica e popolare.
I contenuti
principali della proposta politico-programmatica ora schematicamente descritta
( e la filosofia di fondo che la sottende), evidenziano il carattere innovativo
ed originale che intendiamo dare alla rappresentanza dell’APU: una
rappresentanza fortemente caratterizzata dalle problematiche urbane ed
ambientali; attenta allo sviluppo di forme nuove di incontro, aggregazione
e solidarietà; chiaramente collocata nel contesto, sociale e culturale,
dell’associazionismo democratico e riformista.
Collocazione questa non dettata da una scelta di campo preventiva ed ideologica,
ma conseguenza naturale dell’utenza primaria da noi rappresentata,
data dalle famiglie che hanno acquisito la proprietà della casa
attraverso la cooperazione o la vendita degli alloggi pubblici e degli
enti previdenziali.
A partire da questa rappresentanza popolare, dobbiamo allargare la nostra
aggregazione a tutte le famiglie che abitano la casa di loro proprietà:
queste famiglie non sono portatrici di interessi moderati e conservatori
ma, al contrario, esprimono una cultura democratica, attenta alle esigenze
di sviluppo solidale e sostenibile, di equità sociale, di qualificazione
edilizia, urbana ed ambientale delle nostre città.
Un ulteriore elemento di novità ed originalità del progetto
APU è dato dalla marcata impronta contrattualistica e negoziale,
che caratterizza la nostra azione di tutela e rappresentanza.
L’APU svolge e svolgerà sempre più, attività
di servizio, tutela individuale degli utenti, attività di ricerca,
studio e formazione; l’APU è impegnata ad accrescere ulteriormente
la sua capacità di rappresentanza generale degli interessi degli
utenti proprietari del bene casa, ma è impegnata anche a costruire
una diffusa vertenzialità collettiva, nazionale e territoriale,
per trovare soluzioni soddisfacenti ai tanti, quotidiani e multiformi
problemi che affliggono i proprietari utenti.
Su questa strada ci siamo già mossi. In questi primi anni di attività
su tutto il territorio nazionale abbiamo sviluppato una diffusa vertenzialità
e contribuito a portare a soluzione tanti problemi degli utenti proprietari.
Penso alla vertenza avviata con il Comune di Firenze per la trasformazione
del diritto di superficie in diritto di proprietà delle aree su
cui sono stati costruiti gli alloggi delle cooperative.
Questa vertenza di Firenze ha attivato un confronto più generale
tra l’APU-Nazionale e l’ANCI, conclusosi con la sottoscrizione
di un protocollo d’intesa sulla cui base altri Comuni (Ancona e
Foggia tra gli altri) hanno raggiunto accordi specifici con le APU locali:
grazie a questa attività, ancora in corso, migliaia di famiglie
di cooperatori hanno risolto positivamente questo problema.
Penso al protocollo d’intesa, sottoscritto con la Federazione Nazionale
dell’Artigianato, per garantire interventi manutentivi e di recupero
di alta qualità ed a costi contenuti, per tutti i nostri associati:
singoli utenti e condomini.
Penso alla campagna di informazione e sensibilizzazione, lanciata insieme
allo SPI-CGIL e a Federconsumatori, per dare una corretta informazione
agli anziani sui contenuti (ed i rischi) del prestito vitalizio ipotecario,
previsto dalla finanziaria 2006 ed all’iniziativa “città
abile”, sviluppata con lo SPI-CGIL di Bologna, per la tutela dei
diritti dei cittadini portatori di handicap.
Penso alla convenzione “ Casa senza frontiere” stipulata dall’APU
di Milano con quattro comuni della cintura milanese, dove è alto
il problema dell’integrazione multirazziale, per fornire assistenza
agli immigrati nell’acquisto della prima casa.
Cito infine, tra le tante e diffuse vertenze costruite sul territorio,
la vertenza Prima Porta, qui a Roma.
Ricorderete l’esondazione del Tevere che, nel mese di agosto di
qualche anno fa, creò molto allarme e gravi problemi e danni a
tante famiglie residenti nella circoscrizione di Prima Porta.
Grazie a questo nostro intervento di tutela e rappresentanza, decine di
famiglie hanno trovato un sostegno nella prima fase dell’assistenza;
sono rientrate nelle abitazioni, ottenendo un soddisfacente riconoscimento
economico del danno subito ed ora sono ancora impegnate, con noi, in un
confronto con il Comune e la Regione, per trovare una soluzione strutturale
al rischio di nuove esondazioni del Tevere in quell’area che, ogni
volta che piove, mette in ansia ed agitazione tante famiglie.
Ecco! Questo è l’APU: un’insieme di rappresentanza
generale, servizi e diffusa vertenzialità: ed è questa nostra
natura (negoziale, democratica, progressista) che ci fa incontrare la
CGIL.
Il rapporto privilegiato che l’APU intende costruire con il mondo
del lavoro, ed in particolare con la CGIL, deriva certamente dal fatto
che tanti nostri associati sono lavoratori dipendenti e pensionati, ma
è soprattutto il portato della comune cultura sociale di riferimento
e del nostro voler essere un forte soggetto contrattuale di rappresentanza.
Chi meglio della CGIL con la sua storia di rappresentanza, democratica
e negoziale, del mondo del lavoro può aiutarci a sviluppare, ed
a radicare su tutto il territorio nazionale, questa nuova originale esperienza
di rappresentanza collettiva.
Su questa strada, ancora incerta, tracciata in questa prima fase di promozione
e sperimentazione dell’APU, vogliamo continuare: a tal fine ci sembra
importante consolidare due importanti strumenti che possono aiutarci a
sviluppare il nostro ruolo negoziale e di tutela giuridica dell’utenza.
Stò pensando all’azione inibitoria, già esistente
nel nostro ordinamento, per tutelare il contraente debole, dalla ricorrente
imposizione di clausole vessatorie ed alla class action, azione collettiva
di difesa non ancora presente nella legislazione italiana: chiediamo al
Governo ed al Parlamento di accelerare l’approvazione del Disegno
di Legge “Bersani” che regola la materia, prevedendo una chiara
legittimazione e riconoscimento di un ruolo attivo delle associazioni
dell’utenza.
Per concludere,
una rappresentanza, quella dell’APU, attenta non solo alle proprie
esigenze corporative, ma aperta ad un confronto positivo con tutti gli
interessi diversi, spesso contrapposti, che si esprimono in una società
complessa, qual è oggi la società italiana.
Questa complessità sociale può essere positivamente governata
solo se le diverse istanze ed i diversi interessi, sono formalmente riconosciuti
e legittimati, da una efficiente e democratica gestione della cosa pubblica.
Le associazioni di rappresentanza di interessi specifici e corporativi,
in questo contesto democratico, non possano limitarsi ad una azione propagandistica
(o di mera denuncia) dei bisogni rappresentati: anch’esse hanno
l’obbligo democratico di ricercare il soddisfacimento di questi
bisogni, all’interno di una equilibrata risposta all’insieme
delle domande e dei bisogni, che si esprimono nelle moderne società
postindustriali e globalizzate.
Da queste considerazioni scaturisce l’esigenza per l’ APU
di:
- arricchire
costantemente la sua capacità di azione contrattuale, quale via
maestra per assolvere le domande dei proprietari utenti, in un contesto
di negoziazione e permanente confronto ed attenzione alle altre domande
che si esprimono nella società civile;
- ricercare
forme di incontro e di sintesi, politica ed organizzativa, con le associazioni
che, pur esprimendo esigenze diverse e provenendo da esperienze diverse,
non hanno interessi in contrasto con quelli rappresentati dall’APU;
- costruire
una forte relazione, politica ed organizzativa, con il mondo del lavoro
dipendente ed in particolare con la CGIL; pur mantenendo la nostra piena
autonomia, il rapporto con la CGIL va sempre più consolidato
sia sul versante dell’iniziativa politica che su quello organizzativo.
L’adesione
dell’Apu alla costituzione della Confederazione dei Consumatori
e degli Utenti è stata la risposta concreta a queste esigenze:
riteniamo, quindi, che questo progetto non sia da abbandonare, malgrado
le difficoltà che, di fatto, ne hanno bloccato il lancio e la sua
affermazione.
È in questa prospettiva che si colloca la decisione, sottoposta
alla verifica ed approvazione di questa assise congressuale, di costituire
una Federazione degli utenti casa, che federi la rappresentanza degli
inquilini e quella dei proprietari utenti.
Essa rappresenta per l’APU una tappa intermedia verso la costituzione
di una ampia Confederazione degli Utenti e dei Consumatori, in quanto
la globalizzazione dei mercati e dell’ economia, impone all’associazionismo
democratico, pur nel rispetto delle diversità e delle reciproche
autonomie, processi di incontro unitario per fronteggiare i nuovi compiti.
La Federazione utenti casa, dunque, è un punto di partenza per
la costruzione di una più ampia rappresentanza unitaria degli utenti
e dei consumatori: l’APU auspica che a questo progetto si uniscano,
in tempi brevi, altri soggetti, superando le tendenze (oggi spesso presenti)
ad una contrapposizione tra le associazioni democratiche, motivata essenzialmente
dall’esigenza di “coltivare il proprio orticello”.
La costituzione della Federazione utenti casa, che già da oggi
produce una stretta cooperazione politica ed organizzativa tra il SUNIA
e l’APU, è motivata dunque dall’esigenza di rendere
più forte la difesa dei diritti, sia degli inquilini che dei proprietari
utenti, nel loro vivere quotidiano la casa e la città.
Gli inquilini ed i proprietari che vivono nella casa di proprietà,
non esprimono interessi contrastanti, ma convergenti: entrambi soffrono
della scarsa qualità e trasparenza delle gestioni condominiali;
entrambi sono interessati alle problematiche di sicurezza e qualità
dei fabbricati e dei relativi impianti; entrambi vivono negativamente
le carenze delle infrastrutture e dei servizi sociali nei quartieri nei
quali abitano; entrambi soffrono della scarsità di verde e di spazi
attrezzati per l’incontro e la socializzazione, in particolare dei
bambini e degli anziani.
Non ha senso rappresentare questi comuni interessi con strutture ed attività
separate: l’utenza reclama una gestione unitaria delle attività
assistenziali e di servizio, necessarie a dare risposta alle domande di
qualità prima descritte: ci chiede di aprire unitari Centri Servizi
Casa, per rispondere, in modo qualificato e compiuto, alle domande dei
cittadini.
Sono questi i motivi che hanno spinto SUNIA e APU a federarsi, senza rinunciare
evidentemente, alla rispettiva autonoma rappresentanza degli interessi
diversi che gli inquilini ed i proprietari esprimono.
La Federazione utenti casa sarà, quindi, la casa comune che assumerà
la tutela del diritto all’abitare nel suo insieme, rappresentando
e difendendo gli interessi di tutti gli utenti del bene casa.
Uniti saremo più forti nel portare avanti le nostre battaglie:
- per condomini
con servizi migliori, regole chiare e buoni rapporti civili e sociali,
tra gli utenti;
- per fabbricati
nei quali si possa vivere in sicurezza e con buoni standard edilizi
ed impianti efficienti;
- per quartieri
ben collegati al centro della città e servizi (scolastici, ricreativi,
di sicurezza, ecc.) di buona e qualificata fruibilità;
- per città
liberate dal traffico e dell’inquinamento atmosferico; recuperate
e ristrutturate nel patrimonio immobiliare del centro e delle periferie;
messe in grado di garantire un’elevata qualità della vita
ed i fondamentali diritti di cittadinanza; aperte, come recita la prima
parola d’ordine del congresso, all’incontro ed alla solidarietà
sociale.

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