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PER UN PROGRAMMA POLITICO ELETTORALE ATTENTO ALLE ESIGENZE
DI CHI VIVE NELLA CASA DI SUA PROPRIETÀ
LE
RICHIESTE DELL’ APU ( ASSOCIAZIONE PROPRIETARI UTENTI ) ALLE FORZE
POLITICHE CANDIDATE ALLE ELEZIONI DEL 9 APRILE 2006
Premessa
La proprietà dell’abitazione, quale forma
di risposta alla domanda primaria di casa, è stata ed è
fortemente incentivata nel nostro paese: la casa in proprietà non
è appannaggio solo delle famiglie ricche, ma anche di ceti di reddito
meno agiati; di tanti lavoratori dipendenti e pensionati che, spesso a
costo di notevoli sacrifici, hanno indirizzato i propri risparmi verso
l’acquisto della prima casa.
Milioni di famiglie italiane, anche a reddito medio e medio-basso, hanno
soddisfatto il loro bisogno casa attraverso l’acquisto dell’alloggio
in cui vivono: tra questi è forte la presenza delle famiglie che
in tutti questi anni hanno acquisito la proprietà dell’abitazione
attraverso la cooperazione divisa e indivisa, il riscatto e la vendita
degli alloggi pubblici e, più recentemente, la cartolarizzazione
degli alloggi degli enti previdenziali.
Oggi più dell’80% delle famiglie italiane vivono in case
di proprietà, per effetto delle predette politiche di incentivazione
e per l’assenza di adeguati strumenti di governo del mercato della
locazione, che consentano un significativo contenimento degli affitti:
fino a quando l’affitto di una casa sarà più alto
della rata di mutuo necessaria a comprarla, è evidente che la tendenza
all’acquisto della prima casa resterà alto.
Le forze politiche e le Istituzioni democratiche dovrebbero
prestare maggiore attenzione, pertanto, ai diritti ed ai bisogni espressi
dalle famiglie che vivono nelle case di loro proprietà.
Diritti e bisogni riconducibili ai più generali diritti di cittadinanza
ed alla base delle nuove domande abitative che, con sempre maggior forza,
si esprimono nel nostro paese: le domande di qualità e sicurezza
dell’abitazione; di qualificazione dei servizi condominiali; di
recupero e risanamento dei quartieri, a partire da quelli periferici;
di funzionalità ed adeguatezza dei trasporti e più in generale
dei servizi pubblici; di sviluppo delle infrastrutture e degli standards
urbanistici; di più verde attrezzato e strutture finalizzate all’incontro
ed alla crescita di forme di socializzazione; di riduzione del traffico
e dell’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico.
In una parola bisogni e domande che reclamano una maggiore qualità
edilizia, urbana ed ambientale, per garantire una nuova vivibilità
delle nostre città.
Sempre più queste domande si accompagnano anche ad una crescente
richiesta di partecipazione e di trasparenza, nei rapporti con le istituzioni
e la pubblica amministrazione.
Le famiglie italiane sono stanche di subire scelte edilizie ed urbanistiche,
che condizioneranno il loro futuro e quello de loro figli, senza esserne
informate adeguatamente e, soprattutto, senza essere consultate: reclamano
di partecipare, nelle forme e con gli strumenti democratici più
idonei, alle decisioni legislative e programmatiche che le coinvolgono
direttamente, sia nella loro qualità di utenti di beni e servizi
che di contribuenti.
LE RICHIESTE DELL’APU, ASSOCIAZIONE DI RAPPRESENTANZA
DEI PROPRIETARI UTENTI.
Di seguito vengono schematicamente esposti i problemi
che maggiormente affliggono le famiglie italiane che vivono in case di
loro proprietà e le proposte di soluzione dell’ Apu:
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La qualità e la trasparenza delle amministrazioni condominiali
Si
richiamono, brevemente e per titoli, i punti centrali che dovrebbero
essere risolti da una riforma dell’attuale legislazione.
Innanzitutto è necessario definire una chiara e certa personalità
giuridica del condominio, che va messo in condizione di agire come entità
unitaria e autonoma, nel contesto delle relazioni civili, sociali ed
economiche, private e pubbliche.
Occorre poi garantire qualità e trasparenza delle amministrazioni
condominiali, sia nei riguardi dei condòmini che dei soggetti
esterni al condominio: questa qualità e trasparenza va ricercata
sia attraverso una legislazione riformata, che attraverso accordi e
regolamenti, concordati tra le associazioni della proprietà e
quelle degli amministratori immobiliari.
In questo contesto, appare opportuno qualificare il ruolo degli amministratori
condominiali senza ricorrere, però, all’istituzione di
un nuovo albo professionale: questo non solo per rispettare le direttive
della Comunità Europea e l’orientamento contrario espresso
dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,
ma anche perché l’attività di amministratore dei
moderni condomini richiede una molteplicità di professionalità
difficilmente assimilabili ad un unico albo.
Una seria riforma della legislazione condominiale dovrà, infine,
riconoscere e normare il ruolo di rappresentanza e tutela svolto dalle
associazioni dei proprietari immobiliari.
Ruolo di rappresentanza necessario, tra l’altro, per promuovere
una cultura ed una politica della convivenza civile; per fare dei condomini
il primo luogo di recupero di socialità, solidarietà ed
aggregazione civica ed umana, di cui le nostre città hanno tanto
bisogno: è questo un altro aspetto rilevante di una riforma legislativa
che faccia assolvere ai condomini un ruolo importante nei processi di
riqualificazione, edilizia urbana ed ambientale, delle nostre città.
La
legislatura appena conclusa ha prodotto l’approvazione, in sede
referente nella Commissione Giustizia del Senato, di un testo di riforma
del condominio inadeguato e per molti aspetti negativo, che aggiorna
la legislazione del Codice Civile ferma al 1942. La prossima legislatura
dovrà garantire priorità ed urgenza alla riforma del condominio,
per assicurare una risposta più congrua alle seguenti fondamentali
esigenze:
a) evitare, anche alle luce del pronunciamento in merito dell’autorità
garante della concorrenza e del mercato, che il registro degli amministratori
di condominio si trasformi in un Albo professionale di fatto;
b) dare maggiore rilievo alla partecipazione dell’utenza, garantendo
un ruolo adeguato alla figura del consigliere di condominio;
c) riconoscere e normare il ruolo che le associazioni di rappresentanza
degli utenti dovranno avere nelle attività di informazione, formazione
e controllo relative alle amministrazioni condominiali;
d) puntare sulla conciliazione stragiudiziale, prevedendo un ruolo attivo
delle organizzazioni di rappresentanza, per limitare il contenzioso
giudiziario e sviluppare una più alta convivenza nelle relazioni
condominiali;
e) adottare maggioranze assembleari semplificate per le decisioni riguardanti
il recupero edilizio e la sicurezza dell’abitare;
f) assicurare qualità, efficienza e trasparenza alle prestazioni
amministrative, con misure che favoriscano la concorrenza tra gli amministratori
condominiali e forniscano precise garanzie all’utenza;
g) garantire, infine, una maggiore tutela del condominio, nel suo essere
consumatore di beni e servizi, nel rapporto con le imprese fornitrici,
affinché assicurino prodotti di qualità e non nocivi,
nonché impianti installati a regole d’arte.
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La casa e la riqualificazione della città
La
vivibilità delle nostre città, in particolare delle grandi
città e delle aree metropolitane, sempre più strette nella
morsa della congestione, dell’inquinamento, del degrado e degli
squilibri funzionali tra le aree centrali, quelle periferiche ed i comuni
limitrofi, risulta sempre più compromessa.
E’ necessario ed urgente avviare una nuova qualificata pianificazione
degli assetti urbani, attenta ad un uso ottimale degli spazi e del patrimonio
esistente e centrata sul recupero edilizio e la riqualificazione urbana
ed ambientale delle nostre città.
Il recupero edilizio ed il risanamento urbano, soprattutto nei quartieri
periferici e degradati, costruiti nelle aree interessate dai piani di
zona ex 167 (vere e proprie città nelle città) si scontra,
però, con alcune peculiari caratteristiche sociali ed economiche
di queste realtà.
Il
primo dato con il quale confrontarsi è la presenza di una diffusa
proprietà utente, espressione prevalente di famiglie già
assegnatarie di una casa popolare, poi riscattata o acquisita in proprietà
e di famiglie che hanno acquisito la proprietà dell’alloggio
attraverso la cooperazione, divisa o indivisa.
Queste famiglie, spesso anziane e quasi sempre detentrici di redditi
medi e bassi, non sono in grado di partecipare positivamente ai necessari
interventi di recupero, ristrutturazione e risanamento, in quanto non
in grado di sopportarne gli alti costi.
La proprietà utente (soprattutto la più povera) và
messa in condizione di partecipare positivamente alla definizione ed
attuazione dei programmi di recupero, attraverso l’erogazione
di contributi a fondo perduto, nonché agevolazioni fiscali e
creditizie.
Il
secondo dato peculiare da considerare è dato dalla diffusione,
in questi quartieri, dei condomini misti (pubblico-privati) conseguenti
alla presenza, nella gran parte degli edifici, di assegnatari di edilizia
pubblica e proprietari ex assegnatari. Anche questo elemento può
complicare ulteriormente la concreta realizzazione degli interventi
di recupero, se non si approvano normative legislative e regolamentari,
in grado di dare maggiore funzionalità e nuovi poteri a queste
assemblee condominiali atipiche.
Il
recupero edilizio e la riqualificazione delle periferie urbane è
una esigenza non differibile, anche per riappropriarsi di queste aree
che spesso sono diventate, per l’assenza di infrastrutture e servizi
pubblici e lo scollegamento dai gangli vitali delle città, quartieri
dormitori abbandonati a sé stessi, fortemente influenzati (quando
non occupati) dalla malavita organizzata e da forme diffuse di devianza,
violenza e microconflittualità.
Anche per contrastare questi fenomeni, grande attenzione va riservata
allo sviluppo di spazi e strutture, finalizzate allo crescita di forme
di partecipazione, di socializzazione e di incontro culturale e ricreativo,
che contrasti l’attuale tendenza all’isolamento ed alla
frantumazione corporativa della cittadinanza.
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La fiscalità immobiliare e la prima casa
L’imposizione
fiscale sulla prima casa e, più in generale, la fiscalità
immobiliare, deve corrispondere ad alcuni fondamentali principi: l’equità,
la semplicità, l’utilità sociale, nonché
una fiscalità effettivamente rapportata alle diverse capacità
di reddito da realizzare, soprattutto nel comparto immobiliare, con
una seria lotta all’evasione fiscale ed un’adeguata tassazione
delle plusvalenze finanziarie-immobiliari.
Per quanto riguarda i principi di equità e semplicità
molto è stato fatto negli ultimi anni. Siamo passati finalmente
da una tassazione iniqua ed eccessiva, soprattutto dopo l’introduzione
dell’ICI che si sommava alle precedenti imposte, ad una imposizione
fiscale che resta ancora alta e sperequata, ma sicuramente più
semplice e meno abnorme nei suoi contenuti quantitativi: ciò
grazie alla completa abolizione dell’IRPEF sulla prima casa ed
al superamento dell’INVIM e delle tasse di successione e donazione.
Sui proprietari utenti grava oggi, essenzialmente, l’ICI con caratteristiche
procedurali e contenuti economici, però, ancora mediamente alti,
sperequati e adempimenti spesso complessi.
Va contrastata, innanzitutto, la tendenza a scaricare sull’ICI
le maggiori esigenze finanziarie dei comuni, derivanti dalla progressiva
riduzione dei trasferimenti statali: non condividiamo le scelte dell’attuale
Governo che hanno ridotto significativamente le risorse destinate agli
Enti locali e chiediamo si realizzi, al più presto, una seria
riforma fiscale che sostenga finanziariamente il trasferimento in atto
di molte competenze e funzioni a livello locale.
I
valori catastali vanno sì cambiati, in quanto non rapportati
agli attuali valori immobiliari e sperequati tra le diverse zone censuarie,
ma non attraverso provvedimenti isolati, finalizzati essenzialmente
all’incremento dell’imposizione globale e non ad una equa
revisione dei vecchi valori: serve una seria riforma del catasto, realizzata
attraverso un ruolo attivo e primario degli enti locali, che garantisca,
i seguenti risultati:
a) parità di gettito complessivo dell’ICI, dopo la revisione
e conseguente applicazione dei nuovi estimi;
b) superamento delle sperequazioni, attualmente esistenti, tra le diverse
categorie di abitazione.
Questo
non basta, perchè la tassazione sulla prima casa deve anche progressivamente
diminuire.
Non è accettabile, innanzitutto, che il peso prevalente della
tassazione locale ricada essenzialmente sulla prima casa: è necessaria
una riforma fiscale che, all’interno del riordino istituzionale
in senso federale dello Stato italiano, ridefinisca e riequilibri il
peso della fiscalità locale, facendola gravare non solo sui residenti,
ma sull’insieme dei fruitori della città.
In secondo luogo occorre avviare una seria lotta all’evasione
fiscale, particolarmente consistente nel settore immobiliare, perfezionando
gli strumenti di accertamento e controllo e, soprattutto, affermando
una cultura della legalità e della solidarietà civile
e sociale.
L’effetto combinato del riequilibrio del peso della fiscalità
locale e della lotta all’evasione fiscale può rendere possibile
la riduzione delle imposte sulla prima casa e la totale esenzione dall’ICI
per i redditi bassi ed i pensionati, senza nulla togliere alle esigenze
di bilancio dei Comuni ed al mantenimento di adeguate politiche di assistenza
e sostegno sociale.
Questa
rinnovata fiscalità deve essere orientata a determinare, con
incentivi e disincentivi, comportamenti e scelte economiche socialmente
utili: innanzitutto occorre dare stabilità alle politiche di
incentivo delle attività di qualificazione del patrimonio edilizio,
per dare certezze agli utenti ed agli operatori economici. A tal fine
l’APU chiede di:
1. rendere permanente la detrazione IRPEF del 41%, prevista a favore
dei contribuenti che effettuano interventi di recupero edilizio, sia
nelle loro unità immobiliari che sulle parti comuni degli edifici
condominiali;
2. portare al 50% la predetta detrazione IRPEF per gli interventi edilizi,
riguardanti misure di adeguamento degli impianti e delle strutture,
imposti da normative sulla sicurezza e sul risparmio energetico;
3. prevedere, in alternativa alle detrazioni IRPEF, per i proprietari
utenti esenti dalla dichiarazione dei redditi, la possibilità
di accedere a mutui agevolati e/o contributi a fondo perduto, che consentano
di sopportare l’onere economico di interventi costosi, spesso
imposti ai condomini da normative pubbliche;
4. riportare al 10% l’IVA per gli interventi di manutenzione e
ristrutturazione delle case e degli edifici residenziali, visto gli
orientamenti positivi espressi dalla comunità europea.
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L’acquisto della prima casa
Occorre
migliorare le attuali scarse garanzie per gli acquirenti, spesso in
balia di costruttori disonesti o di agenzie immobiliari poco trasparenti
ed equilibrate nella loro attività di mediazione.
A tal fine si deve intervenire con un mix di provvedimenti legislativi
e strumenti operativi, in grado di garantire trasparenza e dare certezze
agli utenti nella compravendita immobiliare ed, in particolare, su tre
questioni centrali:
a) l’adozione di misure di sostegno all’acquisto, soprattutto
per le famiglie a reddito medio-basso;
b) le garanzie da fornire agli acquirenti nell’acquisto di alloggi
nuovi od in costruzione da parte di imprese e cooperative di costruzione;
c) la tutela degli utenti nella compravendita mediata dalle agenzie
immobiliari.
Sul
primo punto, l’Apu ritiene necessario ridurre le spese notarili
e, soprattutto, garantire un accesso al credito, ordinario e agevolato,
più rapido e meno costoso nelle procedure di accertamento e di
erogazione dei mutui: il comportamento delle banche, in questa fondamentale
attività, è spesso poco attento alle esigenze di chiarezza,
tempestività di erogazione e bassi costi di gestione, espresse
dagli acquirenti.
Sul secondo punto esprimiamo apprezzamento per l’approvazione
della legge 210/2004 a tutela degli acquirenti di immobili, a cui abbiamo
contribuito con la nostra iniziativa e le nostre proposte.
Il decreto legislativo 122/2005, emanato dal Governo in attuazione della
legge delega, non ha dato però risposte concrete alle speranze
di molte famiglie italiane, in particolare sul tema della fideiussione
a copertura delle somme anticipate dagli acquirenti e su quello della
copertura del fondo di solidarietà a favore delle vittime dei
fallimenti pregressi: serve una modifica del decreto legislativo, che
realizzi concretamente gli obiettivi sociali della Legge210/2004.
Relativamente
alle nuove regole di tutela sui trasferimenti immobiliari, le questioni
che vanno preliminarmente garantite, per dare certezza alle famiglie
sono:
a)
il pieno rispetto delle normative sulle clausole vessatorie, che escludano
tassativamente la loro presenza nella modulistica e nei contratti;
b) regole e controlli che assicurino la libera concorrenza nell’offerta
dei servizi immobiliari e nella determinazione delle relative tariffe,
anche nel rispetto dei pronunciamenti dell’autorità antitrust;
c) fornitura di una adeguata documentazione sulla qualità dell’alloggio
in vendita (fascicolo di fabbricato ove previsto, libretti e certificazioni
impiantistiche, ecc.);
d) documentazione che certifichi la regolarità edilizia ed urbanistica
delle abitazioni in vendita.
Tutto ciò si può realizzare non solo con un adeguamento
della legislazione e degli strumenti pubblici di controllo ma anche
attraverso un ruolo attivo, legalmente riconosciuto, delle associazioni
di rappresentanza dell’utenza e degli agenti immobiliari.
Roma 7 marzo 2006
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