Premessa
La proprietà dell’abitazione, quale forma
di risposta alla domanda primaria di casa, è stata fortemente incentivata
nel nostro paese: la casa in proprietà non è appannaggio
solo delle famiglie ricche, ma anche di ceti di reddito meno agiati; di
tanti lavoratori dipendenti e pensionati che, spesso a costo di notevoli
sacrifici, hanno indirizzato i propri risparmi verso l’acquisto
della prima casa.
Milioni di famiglie italiane, anche a reddito medio e medio-basso, hanno
soddisfatto il loro bisogno casa attraverso l’acquisto dell’alloggio
in cui vivono: tra questi è forte la presenza delle famiglie che
in tutti questi anni hanno acquisito la proprietà dell’abitazione
attraverso la cooperazione divisa e indivisa, il riscatto e la vendita
degli alloggi pubblici e, più recentemente, la cartolarizzazione
degli alloggi degli enti previdenziali.
Il Governo e, più in generale, Le forze politiche e le Istituzioni
democratiche dovrebbero prestare maggiore attenzione, pertanto, ai diritti
ed ai bisogni espressi dalle famiglie che vivono nelle case di loro proprietà.
Diritti e bisogni riconducibili ai più generali diritti di cittadinanza
ed alla base delle nuove domande abitative che, con sempre maggior forza,
si esprimono nel nostro paese: le domande di qualità e sicurezza
dell’abitazione; di qualificazione dei servizi condominiali; di
recupero e risanamento dei quartieri, a partire da quelli periferici;
di funzionalità ed adeguatezza dei trasporti e più in generale
dei servizi pubblici; di sviluppo delle infrastrutture e degli standards
urbanistici; di più verde attrezzato e strutture finalizzate all’incontro
ed alla crescita di forme di socializzazione; di riduzione del traffico
e dell’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico.
In una parola bisogni e domande che reclamano una maggiore qualità
edilizia, urbana ed ambientale, per garantire una nuova vivibilità
delle nostre città.
Sempre più queste domande si accompagnano anche ad una crescente
richiesta di partecipazione e di trasparenza, nei rapporti con le istituzioni
e la pubblica amministrazione.
Le famiglie italiane sono stanche di subire scelte edilizie ed urbanistiche,
che condizioneranno il loro futuro e quello de loro figli, senza esserne
informate adeguatamente e, soprattutto, senza essere consultate: reclamano
di partecipare, nelle forme e con gli strumenti democratici più
idonei, alle decisioni legislative e programmatiche che le coinvolgono
direttamente, sia nella loro qualità di utenti di beni e servizi
che di contribuenti.
LE RICHIESTE DELL’APU, ASSOCIAZIONE DI RAPPRESENTANZA
DEI PROPRIETARI UTENTI.
Di seguito vengono schematicamente esposti i problemi
che maggiormente affliggono le famiglie italiane che vivono in case di
loro proprietà e le proposte di soluzione dell’ Apu:
1. La qualità e la trasparenza delle amministrazioni
condominiali
Si richiamono, brevemente e per titoli, i punti centrali
che dovrebbero essere risolti da una riforma dell’attuale legislazione.
Innanzitutto è necessario definire una chiara e certa personalità
giuridica del condominio, che va messo in condizione di agire come entità
unitaria e autonoma, nel contesto delle relazioni civili, sociali ed economiche,
private e pubbliche.
Occorre poi garantire qualità e trasparenza delle amministrazioni
condominiali, sia nei riguardi dei condòmini che dei soggetti esterni
al condominio: questa qualità e trasparenza va ricercata sia attraverso
una legislazione riformata, che attraverso accordi e regolamenti, concordati
tra le associazioni della proprietà e quelle degli amministratori
immobiliari.
In questo contesto, appare opportuno qualificare il ruolo degli amministratori
condominiali senza ricorrere, però, all’istituzione di un
nuovo albo professionale: questo non solo per rispettare le direttive
della Comunità Europea e l’orientamento contrario espresso
dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ma
anche perché l’attività di amministratore dei moderni
condomini richiede una molteplicità di professionalità difficilmente
assimilabili ad un unico albo.
Una seria riforma della legislazione condominiale dovrà, infine,
riconoscere e normare il ruolo di rappresentanza e tutela svolto dalle
associazioni dei proprietari immobiliari.
Ruolo di rappresentanza necessario, tra l’altro, per promuovere
una cultura ed una politica della convivenza civile; per fare dei condomini
il primo luogo di recupero di socialità, solidarietà ed
aggregazione civica ed umana, di cui le nostre città hanno tanto
bisogno: è questo un altro aspetto rilevante di una riforma legislativa
che faccia assolvere ai condomini un ruolo importante nei processi di
riqualificazione, edilizia urbana ed ambientale, delle nostre città.
La legislatura appena conclusa ha prodotto l’approvazione,
in sede referente nella Commissione Giustizia del Senato, di un testo
di riforma del condominio inadeguato e per molti aspetti negativo, che
aggiorna la legislazione del Codice Civile ferma al 1942. La prossima
legislatura dovrà garantire priorità ed urgenza alla riforma
del condominio, per assicurare una risposta più congrua alle seguenti
fondamentali esigenze:
a) evitare, anche alle luce del pronunciamento in merito dell’autorità
garante della concorrenza e del mercato, che il registro degli amministratori
di condominio si trasformi in un Albo professionale di fatto;
b) dare maggiore rilievo alla partecipazione dell’utenza, garantendo
un ruolo adeguato alla figura del consigliere di condominio;
c) riconoscere e normare il ruolo che le associazioni di rappresentanza
degli utenti dovranno avere nelle attività di informazione, formazione
e controllo relative alle amministrazioni condominiali;
d) puntare sulla conciliazione stragiudiziale, prevedendo un ruolo attivo
delle organizzazioni di rappresentanza, per limitare il contenzioso giudiziario
e sviluppare una più alta convivenza nelle relazioni condominiali;
e) adottare maggioranze assembleari semplificate per le decisioni riguardanti
il recupero edilizio e la sicurezza dell’abitare;
f) assicurare qualità, efficienza e trasparenza alle prestazioni
amministrative, con misure che favoriscano la concorrenza tra gli amministratori
condominiali e forniscano precise garanzie all’utenza;
g) garantire, infine, una maggiore tutela del condominio, nel suo essere
consumatore di beni e servizi, nel rapporto con le imprese fornitrici,
affinché assicurino prodotti di qualità e non nocivi, nonché
impianti installati a regole d’arte.
2 La casa e la riqualificazione della città
La vivibilità delle nostre città, in particolare
delle grandi città e delle aree metropolitane, sempre più
strette nella morsa della congestione, dell’inquinamento, del degrado
e degli squilibri funzionali tra le aree centrali, quelle periferiche
ed i comuni limitrofi, risulta sempre più compromessa.
E’ necessario ed urgente avviare una nuova qualificata pianificazione
degli assetti urbani, attenta ad un uso ottimale degli spazi e del patrimonio
esistente e centrata sul recupero edilizio e la riqualificazione urbana
ed ambientale delle nostre città.
Il recupero edilizio ed il risanamento urbano, soprattutto nei quartieri
periferici e degradati, costruiti nelle aree interessate dai piani di
zona ex 167 (vere e proprie città nelle città) si scontra,
però, con alcune peculiari caratteristiche sociali ed economiche
di queste realtà.
Il primo dato con il quale confrontarsi è la presenza
di una diffusa proprietà utente, espressione prevalente di famiglie
già assegnatarie di una casa popolare poi acquistata e di famiglie
che hanno acquisito la proprietà dell’alloggio attraverso
la cooperazione, divisa o indivisa.
Queste famiglie, spesso anziane e quasi sempre detentrici di redditi medi
e bassi, non sono in grado di partecipare positivamente ai necessari interventi
di recupero, ristrutturazione e risanamento, in quanto non in grado di
sopportarne gli alti costi.
La proprietà utente (soprattutto la più povera) và
messa in condizione di partecipare positivamente alla definizione ed attuazione
dei programmi di recupero, attraverso l’erogazione di contributi
a fondo perduto, nonché agevolazioni fiscali e creditizie.
Il secondo dato peculiare da considerare è dato
dalla diffusione, in questi quartieri, dei condomini misti (pubblico-privati)
conseguenti alla presenza, nella gran parte degli edifici, di assegnatari
di edilizia pubblica e proprietari ex assegnatari. Anche questo elemento
può complicare ulteriormente la concreta realizzazione degli interventi
di recupero, se non si approvano normative legislative e regolamentari,
in grado di dare maggiore funzionalità e nuovi poteri a queste
assemblee condominiali atipiche.
Il recupero edilizio e la riqualificazione delle periferie
urbane è una esigenza non differibile, anche per riappropriarsi
di queste aree che spesso sono diventate, per l’assenza di infrastrutture
e servizi pubblici e lo scollegamento dai gangli vitali delle città,
quartieri dormitori abbandonati a sé stessi, fortemente influenzati
(quando non occupati) dalla malavita organizzata e da forme diffuse di
devianza, violenza e microconflittualità.
Anche per contrastare questi fenomeni, grande attenzione va riservata
allo sviluppo di spazi e strutture, finalizzate allo crescita di forme
di partecipazione, di socializzazione e di incontro culturale e ricreativo,
che contrasti l’attuale tendenza all’isolamento ed alla frantumazione
corporativa della cittadinanza.
3 La fiscalità immobiliare e la prima casa
La fiscalità immobiliare, in particolare l’imposizione
fiscale sulla prima casa, deve garantire alcuni fondamentali principi:
l’equità, la semplicità, l’utilità sociale:
essa deve, inoltre, perseguire con determinazione l’evasione fiscale
e definire un’adeguata tassazione delle plusvalenze finanziarie-immobiliari.
Per quanto riguarda i principi di equità e semplicità molto
è stato fatto negli ultimi anni. Siamo passati finalmente da una
tassazione iniqua ed eccessiva, soprattutto dopo l’introduzione
dell’ICI che si sommava alle precedenti imposte, ad una imposizione
fiscale che resta ancora alta e sperequata, ma sicuramente più
semplice e meno abnorme nei suoi contenuti quantitativi: ciò grazie
alla completa abolizione dell’IRPEF sulla prima casa ed al superamento
dell’INVIM e delle tasse di successione e donazione.
Sui proprietari utenti grava oggi, essenzialmente, l’ICI con caratteristiche
procedurali e contenuti economici, però, ancora mediamente alti,
sperequati e adempimenti spesso complessi.
Va contrastata, innanzitutto, la tendenza a scaricare sull’ICI le
maggiori esigenze finanziarie dei comuni, derivanti dalla progressiva
riduzione dei trasferimenti statali: non condividiamo le scelte del precedente
Governo che ha ridotto significativamente le risorse destinate agli Enti
locali e chiediamo si realizzi, al più presto, una seria riforma
fiscale che sostenga finanziariamente il trasferimento in atto di molte
competenze e funzioni a livello locale.
I valori catastali vanno sì cambiati, in quanto
non rapportati agli attuali valori immobiliari e sperequati tra le diverse
zone censuarie, ma non attraverso provvedimenti isolati, finalizzati essenzialmente
all’incremento dell’imposizione globale e non ad una equa
revisione dei vecchi valori: serve una seria riforma del catasto, realizzata
attraverso un ruolo attivo e primario degli enti locali, che garantisca,
i seguenti risultati:
a) parità di gettito complessivo dell’ICI, dopo la revisione
e conseguente applicazione dei nuovi estimi;
b) superamento delle sperequazioni, attualmente esistenti, tra le diverse
categorie di abitazione.
Questo non basta, perchè la tassazione sulla prima
casa deve anche progressivamente diminuire.
Non è accettabile, innanzitutto, che il peso prevalente della tassazione
locale ricada essenzialmente sulla prima casa: è necessaria una
riforma fiscale che, all’interno del riordino istituzionale in senso
federale dello Stato italiano, ridefinisca e riequilibri il peso della
fiscalità locale, facendola gravare non solo sui residenti, ma
sull’insieme dei fruitori della città.
In secondo luogo occorre avviare una seria lotta all’evasione fiscale,
particolarmente consistente nel settore immobiliare, perfezionando gli
strumenti di accertamento e controllo e, soprattutto, affermando una cultura
della legalità e della solidarietà civile e sociale.
L’effetto combinato del riequilibrio del peso della fiscalità
locale e della lotta all’evasione fiscale può rendere possibile
la riduzione delle imposte sulla prima casa e la totale esenzione dall’ICI
per i redditi medio-bassi ed i pensionati, senza nulla togliere alle esigenze
di bilancio dei Comuni ed al mantenimento di adeguate politiche di assistenza
e sostegno sociale.
Questa rinnovata fiscalità deve essere orientata
a determinare, con incentivi e disincentivi, comportamenti e scelte economiche
socialmente utili: innanzitutto occorre dare stabilità alle politiche
di incentivo delle attività di qualificazione del patrimonio edilizio,
per dare certezze agli utenti ed agli operatori economici. A tal fine
l’APU chiede di:
1. rendere permanente la detrazione IRPEF del 41%, prevista a favore dei
contribuenti che effettuano interventi di recupero edilizio, sia nelle
loro unità immobiliari che sulle parti comuni degli edifici condominiali;
2. portare al 50% la predetta detrazione IRPEF per gli interventi edilizi,
riguardanti misure di adeguamento degli impianti e delle strutture, imposti
da normative sulla sicurezza e sul risparmio energetico;
3. prevedere, in alternativa alle detrazioni IRPEF, per i proprietari
utenti esenti dalla dichiarazione dei redditi, la possibilità di
accedere a mutui agevolati e/o contributi a fondo perduto, che consentano
di sopportare l’onere economico di interventi costosi, spesso imposti
ai condomini da normative pubbliche;
4. riportare al 10% l’IVA per gli interventi di manutenzione e ristrutturazione
delle case e degli edifici residenziali, visto gli orientamenti positivi
espressi dalla comunità europea.
4 L’acquisto della prima casa
Occorre migliorare le attuali scarse garanzie per gli
acquirenti, spesso in balia di costruttori disonesti o di agenzie immobiliari
poco trasparenti ed equilibrate nella loro attività di mediazione.
A tal fine si deve intervenire con un mix di provvedimenti legislativi
e strumenti operativi, in grado di garantire trasparenza e dare certezze
agli utenti nella compravendita immobiliare ed, in particolare, su tre
questioni centrali:
a) l’adozione di misure di sostegno all’acquisto, soprattutto
per le famiglie a reddito medio-basso;
b) le garanzie da fornire agli acquirenti nell’acquisto di alloggi
nuovi od in costruzione da parte di imprese e cooperative di costruzione;
c) la tutela degli utenti nella compravendita mediata dalle agenzie immobiliari.
Sul primo punto, l’Apu ritiene necessario ridurre
le spese notarili e, soprattutto, garantire un accesso al credito, ordinario
e agevolato, più rapido e meno costoso nelle procedure di accertamento
e di erogazione dei mutui: il comportamento delle banche, in questa fondamentale
attività, è spesso poco attento alle esigenze di chiarezza,
tempestività di erogazione e bassi costi di gestione, espresse
dagli acquirenti.
Sul secondo punto esprimiamo apprezzamento per l’approvazione della
legge 210/2004 a tutela degli acquirenti di immobili, a cui abbiamo contribuito
con la nostra iniziativa e le nostre proposte.
Il decreto legislativo 122/2005, emanato dal Governo in attuazione della
legge delega, non ha dato però risposte concrete alle speranze
di molte famiglie italiane, in particolare sul tema della fideiussione
a copertura delle somme anticipate dagli acquirenti e su quello della
copertura del fondo di solidarietà a favore delle vittime dei fallimenti
pregressi: serve una modifica del decreto legislativo, che realizzi concretamente
gli obiettivi sociali della Legge210/2004.
Relativamente alle nuove regole di tutela sui trasferimenti
immobiliari, le questioni che vanno preliminarmente garantite, per dare
certezza alle famiglie sono:
a) il pieno rispetto delle normative sulle clausole vessatorie,
che escludano tassativamente la loro presenza nella modulistica e nei
contratti;
b) regole e controlli che assicurino la libera concorrenza nell’offerta
dei servizi immobiliari e nella determinazione delle relative tariffe,
anche nel rispetto dei pronunciamenti dell’autorità antitrust;
c) fornitura di una adeguata documentazione sulla qualità dell’alloggio
in vendita (fascicolo di fabbricato ove previsto, libretti e certificazioni
impiantistiche, ecc.);
d) documentazione che certifichi la regolarità edilizia ed urbanistica
delle abitazioni in vendita.
Tutto ciò si può realizzare non solo con un adeguamento
della legislazione e degli strumenti pubblici di controllo ma anche attraverso
un ruolo attivo, legalmente riconosciuto, delle associazioni di rappresentanza
dell’utenza e degli agenti immobiliari.
Roma 24 maggio 2006