| Risolvere
il “problema casa”
Alle politiche abitative va assegnata una priorità nazionale:
i trend in atto e i presumibili sviluppi futuri stanno progressivamente
facendo emergere nuovi fabbisogni e aree di disagio abitativo, concentrate
in segmenti sociali ben definiti: i lavoratori atipici e le famiglie monoreddito,
gli anziani, i lavoratori in mobilità e gli studenti, gli immigrati. In
particolare i problemi che emergono sono i seguenti:
- impossibilità di accesso alla proprietà della casa da parte delle famiglie
a basso reddito e rigidità del mercato degli affitti, con conseguente
espulsione nell’hinterland di giovani coppie;
- aggravamento dei problemi della mobilità e riduzione della flessibilità
della vita urbana;
- difficoltà a rispondere adeguatamente alla domanda residenziale esercitata dai cittadini
immigrati;
- decadimento della qualità della vita nelle aree urbane
in corrispondenza dell’incremento dell’emarginazione sociale generata
dai fenomeni di degrado degli insediamenti
- residenziali
periferici e dalle difficoltà di integrazione nel tessuto economico
e relazionale dei residenti.
Rispetto a questa situazione, la via di intervento rappresentata
dai sostegni finanziari alla domanda, nei termini per così dire “classici”
dei contributi per l’affitto o dei dibattuti fondi di garanzia pubblici
sui mutui ipotecari, è utile ma non è sufficiente. Il rischio è quello
di rincorrere il mercato e assecondare la crescita dei prezzi, mentre
per dare una risposta ai nuovi bisogni, occorre sviluppare politiche abitative
sul versante dell’offerta. Crediamo perciò che occorra recuperare un ruolo
pubblico di indirizzo, intervento e regolazione del mercato, finalizzato
all’aumento dell’offerta di alloggi a canoni accessibili attraverso:
- programmi
di edilizia sociale impostati sul recupero della città esistente (recupero,
sostituzione, completamento);
- interventi
di edilizia residenziale pubblica finalizzati ad una locazione agevolata
e selettiva, realizzabili anche mediante partnership pubblico-private
e strumenti di project financing.
L’obiettivo è portare tendenzialmente l’offerta complessiva
di edilizia sociale – composta, come chiarito, non solo da nuove costruzioni
di edilizia residenziale pubblica - in linea con la media europea. In
generale, crediamo nella necessità di uno sforzo convergente del governo
centrale, delle regioni, degli enti locali, attivando risorse pubbliche
e private.
L’operatore privato, grazie alla partecipazione pubblica che abbatte i
costi d’investimento, potrà impegnarsi a concedere l’utilizzo integrale
o parziale dell’immobile a canoni agevolati, percependo comunque una remunerazione
congrua sui capitali investiti. I Comuni saranno dal canto loro incentivati
a realizzare soluzioni di “canone solidale” rivolte alle fasce basse.
D’altra parte, vogliamo anche rendere più mirati ed efficaci i sostegni
finanziari alla domanda:
- ristabilendo
una fonte di finanziamento certa, stabile e adeguata al fondo di sostegno
per le famiglie in affitto con difficoltà;
- predisponendo una serie di misure per favorire la concessione di mutui
adeguati per la prima casa e l’accesso alla proprietà per le giovani
coppie e altri soggetti, anche attraverso l’attivazione di un fondo
di garanzia, in grado di favorire l’adempimento dell’obbligazione della
restituzione del capitale mutuato.
Con riferimento alla questione degli sfratti, proponiamo
interventi volti a garantire il passaggio da casa a casa per i soggetti
deboli. A questo scopo, vanno promosse e sostenute le iniziative regionali
per l’istituzione di “fondi di rotazione” per alloggi in locazione, anche
utilizzando i proventi derivanti dal contrasto alla elusione e all’evasione
fiscale nel settore della casa.
Infine, crediamo che il mercato degli affitti privati possa essere moderato
anche attraverso lo strumento dell’incentivazione fiscale. Si può pensare,
nell’ambito di una rivisitazione della legge n. 431 del 1998, a una rivisitazione
complessiva del sistema delle detrazioni fiscali, rivedendo le agevolazioni
fiscali a favore del libero mercato e, contemporaneamente, incrementando
la detassazione degli affitti a canone concordato, a un intervento sulla
fiscalità della casa che penalizzo lo sfitto, anche ai fini di un vero
contrasto al canone nero e di una diversa modulazione dell’ICI. Per riequilibrare
a favore dei cittadini meno abbienti la contribuzione fiscale sulla casa,
riteniamo opportune anche la revisione delle zone censuarie e degli estimi
catastali.

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